facebook   Ita FlagUK flags
A+ A A-

L’urlo di chi fa musica “I live non attirano più” Ma si muove il Comune

«SONO cifre che cozzano contro la ricostruzione di una città ostativa e non collaborativa — continua Del Corno — . Milano è straordinariamente fertile, sono cresciuti i luoghi, le realtà. Ma intendiamo fare anche di meglio puntando sulla semplificazione burocratica, concedendo ai promoter di compilare una dichiarazione sostitutiva sull’impatto acustico e sperimentando uno sportello unico della musica con un portale di gestione online ».
E questa potrebbe essere davvero la grande notizia per gli operatori. Non solo e non tanto quelli dei grandi eventi, ma soprattutto chi fa musica sul territorio, ovvero i gestori di locali e circoli. Che il nemico ce l’hanno ben chiaro: la burocrazia. «Non ce l’ho con il Comune come amministrazione Pisapia o Moratti — premette Sergio Israel, titolare delle Scimmie, storico club di via Ascanio Sforza — Il problema sono uffici che restano uguali qualunque sia il colore politico al potere e che hanno un peso esorbitante. Gli ultimi arrivati sono i vigili del suolo pubblico che sul Naviglio misurano con i centimetri il plateatico (lo spazio occupato all’aperto, ndr) e le fioriere, e sanzionano a raffica». Massimo Genchi, che sabato aprirà la saracinesca sulla sua Salumeria della musica in via Pasinetti per il 15esimo anno, aggiunge: «Siamo soffocati da una serie di adempimenti che ci fanno perdere tempo e soldi, e sono così tanti che nessuno può dire di essere a norma al mille per mille. Se vuole, un agente della Annonaria o un tecnico dei vigili del fuoco può sanzionarci, con una multa o anche la chiusura per qualche giorno, magari solo perché non abbiamo un rotolo di riserva di carta igienica pronto nei gabinetti. Con Pisapia il clima è un po’ migliorato, ma la macchina comunale dovrebbe essere più collaborativa. Perché poi si aggiungono altri problemi, tipo la Siae, che ci obbliga a versare diritti d’autore per ogni concerto, ma senza una tabella, a discrezione».
Dopodiché, se i crucci fossero solo funzionari troppo pignoli e vigili troppo zelanti, sarebbe già molto. Perché i grandi eventi vanno bene, benissimo. «Ma i locali vanno male — sospira Corrado Montanaro, dell’associazione Lo-Fi, che gestisce il locale Arci in via dei Pestagalli — noi poi siamo specializzati in musica indipendente, di nicchia, ed è ancora più difficile coinvolgere gente. Un po’ è una questione di soldi, un po’ il fatto che con Internet le nuove scoperte si fanno a casa, non più entrando in un locale e ascoltando uno sconosciuto». Aggiunge Davide Mozzanica, fondatore del Rock’n’roll, catena con capofila il locale di via Bruschetti: «Si è perso l’interesse verso la musica dal vivo. Di band che vogliono suonare sono pieno, di gente disposta ad ascoltarle no. E abbiamo pure l’ingresso libero, non è questione di soldi: è proprio sparita la curiosità, anche tra i musicisti». Non a caso i locali o chiudono (Rolling Stone, Rainbow, Casa 139, per dire i più noti) o lanciano sottoscrizioni perché in difficoltà (Arci Bellezza, Scighera). Però c’è chi ci crede sempre: la passione non si perde e si stringe la cinghia. Aspettandosi molto, ad esempio, da chi va in controtendenza e apre ora. Ovvero dal Fabrique che sarà inaugurato il 18 settembre in via Fantoli.
Milano prova insomma a risolvere un problema che non è solo suo, ma è generale. «Ormai — spiega Israel — non si socializza più seduti a un tavolo con cocktail e un buona musica, ma con Facebook. Al massimo ci si concede un happy hour, ma è un’altra cosa». E al momento per la musica dal vivo a Milano di happy non c’è neanche un’hour.
 
fonte: Repubblica.it
Last modified onTuesday, 02 September 2014 10:56