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PROTTI SU IL SOLE 24 ORE: GLI SPETTACOLI MIGLIORANO LA VITA

 

ritratto-paciol-258Pubblichiamo l’intervento del Presidente dell’Agis, Paolo Protti, pubblicato il 18 novembre scorso sul Il Sole 24 Ore Domenica

L’Agis, che rappresenta le diverse anime dello spettacolo italiano, aveva già condiviso e sostenuto l’impegno de Il Sole 24 Ore per promuovere il rilancio del settore culturale, nell'economia italiana, attraverso Il Manifesto della Cultura. L’iniziativa, insieme ai recenti Stati Generali della Cultura ( a Roma, al Teatro Eliseo,il 15 novembre), ha contribuito a riportare il settore all’attenzione delle istituzioni e della società civile, anche attraverso gli interventi di esponenti del mondo dello spettacolo in rappresentanza di tutte le articolazioni professionali dei comparti cinema, prosa, musica, danza, circhi e spettacoli viaggianti. Le stesse componenti che, in occasione della recente “Giornata dello Spettacolo” al Quirinale, con i Premi Vittorio De Sica e le Maschere del Teatro, hanno visto ribadita dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la propria funzione culturale, sociale ed anche economica, con le decine di migliaia di imprese che operano nel settore culturale e con oltre 200 mila addetti, molti dei quali giovani.

L’attenzione riservata al settore da parte del Presidente della Repubblica viene però disattesa quando, e sto parlando della legge di stabilità attualmente alla Camera, si è dovuto fronteggiare un forte attacco alle risorse nazionali destinate al settore, mentre non possiamo dimenticare ulteriori e consistenti riduzioni degli interventi delle regioni e del sistema delle autonomie locali. E ciò nonostante il Fondo Unico per lo spettacolo (Fus) rappresenti davvero poca cosa rispetto al bilancio dello Stato.

Le nostre sono economie di imprese, che, al pari delle altre, debbono investire, programmare, vendere servizi. Invece, le istituzioni che hanno potere decisionale, e spesso anche i media, non smettono di trattare lo spettacolo come mero settore in cui si distribuiscono risorse pubbliche che, da sempre, molti vorrebbero fossero allocate, totalmente o parzialmente, altrove. In tutto il mondo invece si guarda alla cultura come leva di sviluppo, che funge sempre più da spinta per i sistemi economici, sulla quale investire. Diverse indagini hanno infatti evidenziato come nelle aree dove maggiormente si investe nell’industria creativa si generino flussi economici moltiplicati, con effetti positivi sul reddito dei cittadini e sull’occupazione. Nel nostro paese, invece, gli stanziamenti per il settore culturale sono diminuiti, passando dallo 0,39% del Pil nel 2001 allo 0,19%.

In Italia serve quindi un cambio di passo, da parte delle istituzioni, ma anche dell’opinione pubblica, per non perdere una delle più grandi opportunità che abbiamo, in particolare in questo momento di crisi economica: puntare sulla cultura. E puntare sulla cultura significa mettere il settore nelle condizioni di svilupparsi: perché ciò avvenga occorre, non soltanto un volume adeguato e certo di risorse finanziarie, ma anche riforme e un quadro trasparente di regole. In particolare per quanto riguarda lo spettacolo, in termini di risorse, l’importo attuale del Fus (oltretutto inaspettatamente ridotto rispetto a quanto previsto dal piano triennale precedentemente approvato) riesce a garantire soltanto la sopravvivenza del settore. Se si vuole invece parlare di sviluppo, è fondamentale che si trovino risorse aggiuntive, per esempio attraverso strumenti di defiscalizzazione volti ad incentivare i privati e le imprese che intendono intervenire a sostegno delle attività del settore. Occorre però, allo stesso tempo, essere consapevoli che il privato non potrà mai sostituirsi al pubblico. Negli anni infatti si è avuta sempre più la riprova che quando l’investimento statale si riduce, anche quello privato diminuisce, mentre politiche pubbliche incisive hanno un forte potere motivazionale per i privati.

Dell’importanza della deducibilità fiscale ha parlato anche Alessandro Laterza intervenendo agli Stati Generali, facendo un richiamo all’esempio del tax credit applicato al settore cinematografico. Peraltro, nella sua relazione, Laterza distingue la tematica culturale in tre settori distinti: produzione per il consumo culturale, nella quale inserisce il cinema e i festival, produzione per la promozione culturale, che vede anche lo spettacolo dal vivo, e produzione per lo sviluppo (scuola, università e ricerca). Ritengo invece che questi non siano settori così distinti e che, sia la produzione per il consumo sia per la promozione, rappresentino fattori fondamentali e trainanti per lo sviluppo culturale che avviene, ovviamente, anche attraverso la scuola e la ricerca.

Per quanto riguarda invece le riforme, per lo spettacolo è fondamentale sostenere la rapida approvazione delle norme giacenti in Parlamento. Vorremmo vedere finalmente approvata la riforma dello spettacolo dal vivo: si tratta di un provvedimento atteso da anni, di vitale importanza per un mondo vasto e in affanno, e che, peraltro, ha già ricevuto il consenso di tutti i gruppi parlamentari. Ovviamente questa riforma, per essere tale, necessita di una propria copertura finanziaria che deve essere autonoma dal Fus che, come abbiamo già sottolineato, con le sue risorse può garantire soltanto la sopravvivenza del settore.

Analoga attenzione merita il cinema: anche nel suo caso infatti c’è una proposta di legge ferma in Parlamento che andrebbe invece riconsiderata e avviata verso l’approvazione. Sul piano più settoriale, una riforma del settore lirico è vitale e urgente, nella prospettiva di sciogliere un vecchio nodo che, nelle attuali, generali condizioni, si avvia a diventare un onere insostenibile.

Ma sono molti altri ancora gli interventi che in diversi casi non avrebbero neanche un costo per lo Stato e che potrebbero dare slancio al settore. L’auspicio è che le iniziative de Il Sole 24 Ore contribuiscano a far comprendere alle istituzioni, ai media e anche all’opinione pubblica quanto sia importante per il paese offrire la giusta attenzione ad un settore, come quello della cultura, che rappresenta una vera e propria ricchezza. Questa nazione ha bisogno di sviluppo, anzi di progresso che, citando Pasolini, si realizza quando lo sviluppo dell’economia reale accresce la qualità della vita degli individui.

La cultura è fonte di progresso e di coesione sociale. E’ un dato di fatto che il patrimonio artistico e storico e la sua fruizione migliorino la qualità di vita dei cittadini, sviluppando saperi e competenze e contribuendo alla crescita di una società più sana. In particolar modo, nel momento difficile che stiamo attraversando, di crisi economica e di tensioni, difendere la cultura diventa anche il difficile compito di difendere la convivenza sociale. Le istituzioni e la classe politica hanno il dovere di tenerne conto. Paolo Protti Presidente Agis