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giorgio

Il Wall Street Journal: 'Le cover band destinate a scomparire'

Probabilmente i gestori di certi locali - soprattutto italiani - la penseranno diversamente, conti del bar alla mano, ma il Wall Street Journal, una delle testate più autorevoli al mondo in materia di economia, ne è praticamente certo: le cover band, ovvero i gruppi - nella quasi totalità dei casi di dilettanti o semi-professionisti - il cui repertorio sia costituito esclusivamente da brani non originali (o tribute band, nel caso lo stesso si componga di brani scritti da un singolo artista) hanno i giorni contati.

L'articolo, firmato da Neil Shah, parla chiaro: la lenta agonia dei gruppi che non si cimentino in composizioni originali ebbe inizio negli anni Novanta, quando i primi morsi della crisi colpirono inevitabilmente l'industria musicale costringendo i gestori dei club a ridurre i budget per le serate. Probabilmente, però, la crisi era iniziata già prima: come nota Clyde Smith su Hypebot, una primo colpo alle cover band fu dato, negli anni Ottanta, soprattutto negli USA, dall'avanzata della scena indie. Che era sì meno conosciuta ma più alla moda. E più attraente agli occhi dei discografici.

Sterling Howard, analista di Musician's Contact, ne è convinto, e porta dei numeri: negli ultimi 15 anni, le 40 cover band più famose d'America sono diminuite del 40%.

Ci sono poi aspetti socio-culturali da considerare: le cover band sono per lo più un topos dababy boomer, quindi da ascoltatore caucasico, oggi abbondantemente ultraquarantenne e con scarsa propensione alle serate fuori casa e alla scoperta di nuova musica. Il profilo di un ascoltatore nato in epoca pre-Web, quindi, quando la cover band in programma al bar sotto casa poteva essere un valido canale per ascoltare musica - vecchia o nuova - di non facile reperibilità. Oggi, tra Youtube e piattaforme streaming, il problema non si pone praticamente più. Anzi, pare si sia innestata una reazione - sorta di coda lunga di quella nata negli anni Ottanta - che porta il pubblico frequentatore di concerti in club medio-piccoli - più o meno il profilo dell'heavy consumer di servizi del genere - a preferire band con repertorio originale a gruppi di cover, spesso orientati a musica considerata passé.

Una situazione, questa, ovviamente osservata su un mercato - quello americano - profondamente diverso dal nostro, da interpretare più come tendenza che come dato di fatto. E che potrebbe riservare ancora sorprese...

Intervista al Presidente di Assomusica Vincenzo Spera

È rinomato: uno dei principali problemi dell’industria dello showbiz nel nostro paese è la scarsa capacità di associarsi e di acquisire visibilità nei palazzi della politica, dove si potrebbero risolvere non poche delle annose questioni che rallentano questo mondo. Assomusica è certo oggi l’associazione che meglio ha lavorato negli ultimi anni in questa direzione.

Intervistiamo Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, per capire le prospettive dell’intero settore che ha senza dubbio necessità di innovazione ed imprenditorialità.

“La realtà italiana lavora su format vecchi — afferma Spera — che hanno in parte una loro valenza, ma che sono ormai superati: nel resto del mondo l’economia va più veloce.
“Dobbiamo cercare di pensarci inseriti in una realtà europea, e non a caso il nuovo progetto europeo per la cultura mira proprio all’innovazione ed all’imprenditorialità; questo significa che chi è capace di fare impresa ed innovare potrà accedere a dei fondi piuttosto consistenti e che l’Italia usa pochissimo. Bisogna quindi lavorare su dei progetti da proporre alla Comunità Europea affinché vengano finanziati, sia direttamente, sia tramite le regioni, ma anche tramite una rete transnazionale che aggrega soggetti interessati a vario titolo, simili ad Assomusica, al fine di creare un sistema che miri all’internazionalizzazione del settore dello spettacolo. A tal fine, Assomusica ha fatto un contratto con una società di Madrid che opera a livello europeo, molto accreditata a Bruxelles, e insieme a diverse realtà europee interessate a nuovi progetti stiamo cercando di unire le forze.
“Europa Creativa 2014‑2020 è proprio il progetto europeo che stanzia moltissimi fondi, 1 miliardo e mezzo di Euro in sette anni, e nel quale cerchiamo di inserirci”.

Spera ci parla anche del lavoro politico di Assomusica, un nodo focale:

“Il nostro settore, per intero, vende dieci milioni di biglietti all’anno — afferma —; il fatturato globale della musica in Italia è di 3 miliardi e 500 mila euro, con dodici mila aziende e 400.000 lavoratori. Sono numeri importanti, ma poco riconosciuti a livello politico, anche perché è un mondo molto frammentato e poco rappresentato. Noi di Assomusica siamo quasi diventati il nume tutelare di una serie di professioni e associazioni di aziende che ruotano intorno al concerto, quindi portiamo avanti un discorso che poi inevitabilmente ricadrà anche su tutte le professionalità del settore. Quindi Assomusica sta lavorando per tutti, cercando migliorie legislative che porterebbero giovamento a tutti.
“La legge sullo spettacolo è purtroppo ferma, ma la senatrice De Giorgi ha preso un impegno a voler andare a tappe serrate verso la conclusione del progetto, ed avremo presto degli incontri per dare il nostro contributo. Da Monti a Letta a Renzi è stato difficile tenere un filo conduttore, anche perché nel nostro Paese ci sono problemi ben più macroscopici da affrontare; ma speriamo di andare comunque avanti: abbiamo buoni collegamenti ma è importante far capire l’importanza del nostro lavoro e del nostro settore. Proprio per questo nei miei due anni di presidenza ho cercato di alzare il livello della nostra presenza nei palazzi della politica. “L’incontro con le altre associazioni, con cooperative e service c’è stato, su tematiche generali ma soprattutto nel campo della sicurezza. Abbiamo anche molto lavorato all’idea di una contrattualizzazione standardizzata, che però ha avuto un freno nell’attesa di un Decreto ministeriale che avrebbe dovuto modificare la legge sui cantieri… ma siamo ancora in attesa, perché caduto il governo Letta il discorso si è momentaneamente fermato.
“Con alcune cooperative di servizi e con i service abbiamo un rapporto di collaborazione, anche se poi siamo noi a fare da traino cercando di portare avanti anche le loro istanze.
“Anche con l’INAIL abbiamo lavorato ad una bozza di convenzione per una formazione specifica del settore, cosa molto importante perché si potrebbe attingere ai fondi che lo Stato mette a disposizione per la formazione e che sono spesso monopolizzati dai principali sindacati storici: noi siamo nuovi e dobbiamo inserirci, cosa non proprio facile.
“Ci siamo anche trovati di fronte alla possibilità di creare un albo professionale, ma i requisiti per entrare in questo albo sono stati subito oggetto di grandi discordie interne, e il discorso si è arenato: il nostro settore insomma non si presenta in maniera compatta, perché gli interessi e le realtà sono spesso divergenti. Stessa cosa per le figure professionali”.

Ma Assomusica non dimentica fra i suoi obiettivi il lavoro sugli artisti e sulla musica dal vivo:

“Fra gli obiettivi più importanti — spiega Spera — non bisogna scordare lo sforzo per far crescere la musica dal vivo e dare una lunga vita artistica a chi fa musica dal vivo. C’è un progetto portato avanti insieme alla SIAE: noi stiamo costituendo un fondo per consentire di suonare a chi ha le capacità, anche perché oggi si è castrati o dalla rete o dagli show televisivi, che però danno una vita artistica piuttosto breve a chi vi partecipa. La SIAE dal canto suo sta cercando di snellirsi, ma è sempre una struttura mastodontica, per di più attaccata dal libero mercato. L’unico settore che chiude in positivo nei suoi bilanci è quello musicale, che va a coprire i deficit che gli arrivano dagli altri settori. Ma bisogna stare all’erta: la musica si può stancare di questo. Adesso si sta capendo che soprattutto verso la musica live nei piccoli locali bisogna cambiare politica. “D’altra parte stanno nascendo realtà estremamente interessanti, come SMartit - Società Mutualistica per Artisti – sul modello di SMartbe di Bruxelles, una struttura che gestisce oggi 50.000 artisti, dall’ingegnere del suono al lighting designer, al pittore, al musicista. Questa struttura belga fattura circa 200 milioni di euro: gestisce l’artista associato in rete, ne cura tutte le pratiche ed il contratto, garantisce il pagamento in sette giorni, gode di diverse agevolazioni da parte dello stato, rimborsano l’IVA sugli acquisti e danno un micro credito per acquisti di materiale professionale: questo crea un polmone che genera economia ed è un ottimo esempio di innovazione a cui lavorare”.

fonte: Sound Lite

Coca-Cola a Caparezza: autorizzati testi su bottiglie

«GLI OLTRE 80 titoli di alcune delle più belle canzoni italiane e straniere che si trovano sulle etichette delle bottiglie di Coca-Cola e Coca-Cola Zero sono state concordate in partnership con Universal Music Group, azienda leader nel settore discografico e dell’entertainment. Ogni testo inserito sulla bottiglietta è stato autorizzato dall’editore corrispondente anche non facente parte della casa discografica d’appartenenza.

Tra le opzioni possibili, anche“Sono fuori dal tunnel” dell’autore e artista Caparezza».

A precisarlo è Coca Cola, in replica alla presa di posizione del cantante di origini pugliesi, che sul suo profilo Facebook si è dissociato dall’operazione.

«Il programma #DilloConUnaCanzone coinvolge diversi paesi europei, unicamente con una

selezione di titoli internazionali. Mentre, in Italia, Coca-Cola sottolinea ancora l’azienda in una nota - ha deciso di acquisire anche i diritti d’autore di alcuni tra i più celebri artisti del nostro Paese, al fine di sostenere e valorizzare la musica italiana».«Ho saputo-ha scritto Caparezza sulla propria pagina Facebook - che una nota

marca di bibite gassate avrebbe stampato stralci di “Fuori dal tunnel” sulle sue bottiglie. Mi preme dirvi, a scanso di equivoci, chesonoall’oscuro diquestaoperazione dalla quale mi dissocio completamente, ritenendola oltretutto irrispettosa, anche perché di solito chi è fuori dal tunnel beve acqua». Per condire il post

con la sua solita ironia, il rapper ha pubblicato la foto di una bottiglia di acqua minerale, con una forma simile a quella della Coca Cola, scrivendoci sopra “Fuori dal tunnel” con un pennarello.

L’iniziativa del musicistahaottenuto oltre 15mila “mi piace” dai fan tra i cui commenti ci sono alcuni che suggeriscono al rapper di «non prendersela troppo».

 

fonte: Il Secolo XIX

Billboard, tour più ricchi: Vasco Rossi battuto solo dai Rollling Stones

Che lo stato di salute dell'industria del live nella Penisola fosse buono ce lo ha confermato, lo scorso mercoledì, il rapporto stilato dalla SIAE riguardo al 2013. Che questa tendenza possa estendersi anche all'anno in corso lo suggerisce, invece, la ricerca condotta (con cadenza settimanale) da Billboard sui tour più ricchi: a livello mondiale, per l'inizio dell'estate 2014, a sbaragliare la concorrenza sono stati i Rolling Stones, che con il loro "14 on fire tour" hanno fatto segnare al botteghino un incasso lordo di 76 milioni e 240mila dollari, smercianto fino all'ultimo tagliando i 484.831 biglietti disponibili per le date nel Vecchio Continente. E, alle spalle di Mick Jagger e compagni, è spuntato Vasco Rossi.Il "Live Kom 014" ha incassato al lordo 26 milioni di dollari, e ha lasciato invenduti al box office poco più di settemila biglietti, ma con solo sette date tra Roma e Milano il Komandante ha saputo distanziare - e di molto - diversi illustri colleghi. La Dave Matthews Band, per esempio, che pur rimanendo on the road da maggio a luglio negli USA - e quindi davanti a una platea amica e fedele - si è fermata a 21 milioni e 744mila dollari, o Michael Bublé, che con una manciata di date tra gli USA e il suo Canada si è fermato a poco più di sei milioni, così come Cher, attiva da fine giugno sulla west coast americana.E anche tra gli inseguitori non mancano le sorprese: Marco Borsato, un Carneade dalle nostre parti ma amatissimo nei Paesi Bassi, dove ha conquistato il pubblico rileggendo le hit del pop italiano nella lingua locale, con una sola residency di tre date al Palazzo dello Sport di Anversa ha incassato poco meno di 2 milioni e 700mila dollari, più di quando Prince abbia incassato - nella stessa venue, ma con una data unica. Che - in ogni caso - in termini di incassi ha battuto Black Sabbath, Miley Cyrus e Arcade Fire, tutti passati dalla stessa arena ma con risultati meno brillanti.

fonte: rockol.it

Milano: Blue Note Italia si quota in borsa

Blue Note Spa, società attiva nell'organizzazione di spettacoli dal vivo titolare dell'omonimo jazz club a Milano, è stata ammessa dalla Borsa Italiana alle negoziazioni delle proprie azioni su AIM Italia, Mercato Alternativo del Capitale: il prezzo dei titoli è stato fissato a 3,12 euro l'uno, e sulla base di tale prezzo è prevista una capitalizzazione di mercato pari a circa 4,48 milioni di euro. L'inizio delle negoziazioni è previsto per il prossimo 22 luglio.

"La quotazione è un passo importante che rappresenta il coronamento di dieci anni di successi costruiti con passione e motivazione", ha dichiarato il presidente della società, Paolo Colucci: "Per la prima volta in Italia un’attività che coniuga intrattenimento, cultura e spettacolo dal vivo si affaccia sul mercato dei capitali privati per il sostegno delle proprie iniziative. Siamo fieri di essere pionieri di questo nuovo corso che si preannuncia ricco di novità e che rappresenta un ulteriore passo nel nostro cammino di crescita e sviluppo”.

fonte: rockol.it

FLASH - SIAE, 2013 in ripresa per la musica live, +11,20% rispetto al 2012

Sono stati presentati oggi a Roma i dati rilevati dalla SIAE nel corso del 2013: stando alle stime della Società Italiana Autori e Editori, a fare registrare uno degli incrementi più forti nel corso dell'anno passato sono stati i concerti, il cui macroaggregato ha fatto segnare un positivo di 11,20 punti percentuali rispetto ai dodici mesi precendenti. A trainare il comparto della musica dal vivo sono stati gli eventi che l'istituzione classifica come "leggera" - quindi non musica classica, contemporanea e religiosa ma pop, rock, metal, hip hop, saliti del 19,49% rispetto alla stagione precedente. In testa alla classifica per numero di ingressi delle regioni c'è la Lombardia, seguita dall'Emilia Romagna e dal Lazio.

fonte: rockol

Il concerto in 3D degli eterni robot “Ora i nostri sogni elettronici sono realtà”

Spinta in 3D la loro musica è ancora più aliena, un film sonoro di robotiche geometrie non euclidee. Un gioco cosmopolita dove le lingue parlate sono tante, compreso l’italiano, e quando sull’onda dei loro scheletrici e raggelanti ritmi sintetici un disco volante (che grazie al 3D sembra passare sulle nostre teste) arriva sulla Terra, sbarca proprio davanti al Colosseo. L’omaggio è al pubblico della capitale, ma ovviamente cambia in ogni città. «Alla gente piace» spiega Ralf Hütter che guida ancora dopo più di quarant’anni la band che più di ogni altra ha influenzato l’immaginario elettronico della musica contemporanea, «e tecnicamente non è molto complicato cambiare a ogni tappa. E’ anche questa una forma di pop art». Il pubblico, con gli occhialini 3D, è in visibilio, riconosce a ogni incipit i gioielli dei Kraftwerk: Radioactivity, Trans Europe Express, The robots , un trionfo di estrema tecnologia che però oggi lascia una strana sensazione. Se un tempo questi pezzi sembravano un’audace visione del futuro, oggi sembra tutto più normale, come se la realtà si fosse avvicinata sempre di più a queste visioni.

«E’ vero» conferma Hütter, dopo il concerto, «è come un sogno diventato realtà, o meglio una storia di fantascienza diventata realtà. La realtà ci assomiglia di più, oggi, e del resto quando abbiamo incominciato la gente ci definiva pazzi, idioti, non capivano bene quello che cercavamo di fare, per non dire del fatto che negli anni Settanta era molto difficile riprodurre dal vivo le nostre ricerche sonore. Oggi è molto semplice, ci sono piccoli equipaggiamenti elettronici che permettono di comporre dovunque ci troviamo, fare video in 3D, sincronizzare la musica, ma tutto questo è molto energetico».
Allo stesso tempo sembra di vivere attraverso di loro una sorta di futuro vintage, come quando arriva Autobahn, il loro pezzo più celebre, quello in cui riuscirono a dare voce all’essenza sonora di un’autostrada. Il video tridimensionale utilizza la grafica del 1974, quella della copertina del disco, così che sembra un vecchio videogioco verde e azzurro, con un maggiolino Volkswagen che sfreccia orgoglioso sul suo artificiale percorso. Come se oggi fosse diventato impossibile pensare in termini di futuro e l’idea di futuro fosse rimasta sostanzialmente quella. «Non è impossibile pensare al futuro. Sono cicli, ci sono stati momenti in cui la corsa creativa era veloce, oggi molte cose sembrano dinosauri, ma la storia ci ha insegnato che anche i dinosauri non sono eterni. La tecnologia ci ha messo in condizioni che prima non avremmo neanche saputo immaginare, e noi continuiamo a guardare avanti ». Sì, ma verso dove, come si può spostare ancora in avanti l’asticella dell’orizzonte immaginario? Su questo Hutter è sfuggente: «Ci stiamo lavorando, quando ci troviamo insieme improvvisiamo, e cerchiamo di capire dove ci porterà il futuro».
Certo, vedendo il loro concerto viene da pensare che una possibile evoluzione della musica possa essere quella di una unione sempre più stretta tra suoni ed effetti visivi. «Per noi è sempre stato così, fin da quando abbiamo cominciato ci siamo connessi alla scena artistica visiva che c’era a Düsseldorf, ed è sicuramente la strada giusta, anche perché oggi è possibile unire tutti i linguaggi, immaginare una musica pittorica, prima tutte le arti erano separate, oggi è molto più semplice unire tutto. E del resto voi italiani lo sapete bene, c’era un artista di nome Leonardo che si occupava di tutto, scienza, anatomia, pittura, scultura. Lo specialismo è idiota». Altro merito dei Kraftwerk è quello di essere stati la prima voce esterna al monopolio anglosassone del rock, e questo ci fa pensare a una connessione più frivola, ai Mondiali appena terminati col trionfo della Germania. Ma Hütter è molto freddo su questo: «Oh sì, è bello aver vinto, ma il fatto è che non amo molto il calcio, non amo la brutalità e il calcio ne è pieno. Nello sport preferisco la fantasia, la costruzione, per questo abbiamo reso omaggio al ciclismo». Ma alla fine, signor Hütter, non è che la relazione tra artificiale e naturale, da lei a lungo esplorata, sta diventando troppo sbilanciata in favore dell’artificiale? «Oh no, non deve essere una guerra tra uomo e macchine. E’ vero dipendiamo dalle macchine molto più che in passato, è pericoloso ma dobbiamo cercare un equilibrio. Per l’arte è una possibilità meravigliosa. Siamo entrati nell’era dell’arte tecnologica».
 
fonte: Repubblica.it

SHOW ALL’ARENA DI VERONA RAP SÌ,MA SINFONICO È LA NUOVA FRONTIERA

VERONA. I cattivi ragazzi entrano nell’Arena. Domani Verona ospiterà un evento impensabile finoapoco tempo fa, i rapper all’Arena accompagnati dalla Filarmonica Italiana diretta dal maestro Daniele Parziani. Uno dei templi della lirica, che ha ospitato i massimi tenori al mondoma anche star straniere e italiane come Paul McCartney, Cesare Cremonini, LigabueeiSupertramp - giusto per citarne alcuni-
si apre all’hip hop. Sicomincia alle 21 e sul palco si alterneranno J-Ax, Club Dogo, Fedez ed Emis Killa. Ognuno con quattro brani riarrangiati per orchestra sinfonica oltreché con alcune canzoni“ al naturale”. E il sogno, per chi è riuscito ad accaparrarsi il biglietto, è un momento sinfonico corale.Che Emis Killa ci ha fatto capire che ci sarà. Per i quattro che saliranno sul palco sarà un momento da incorniciare, da raccontare, ma anche per chi non ci sarà la notte dell’Arena, fortemente voluta, tra gli altri, da Hip Hop Tv, sarà un svolta: il rap non sarà più tatuaggi e parolacce, insulti e free style, il rap è musica. Ora non ci sono più dubbi. I cattivi ragazzi…cattivi non sono mai stati. Solo sinceri.
Emiliano Giambelli, questo il vero nomediEmisKilla, da poco disco d’oro digitale con “Maracanã”, la sigla di questi Mondiali, tende a smorzare l’entusiasmo alimentato dalle attese. Ma la voce tradisce
una certa soddisfazione. Mister oltre 60 milioni di visualizzazioni su YouTube capisce che non può nascondersi dietro una rima e ammette che «sarà un momento storico perché non è mai accaduto ». E aggiunge: «Sono contento di esserci, fa curriculum e lo potrò raccontare. Io credo che farò “Soli insieme”, “Mercurio” e “Scordarmi chi ero”. Ho scelto brani che si prestassero a una esecuzione con orchestra». Percepisce che le aspettative dei fans sono grandi: «Sembra che dobbiamo fare chissà cosa, ma in fondo è come  suonare con una band, solo che ci sarà l’orchestra. Non capisco lo stupore della gente, certo fa parlare la novità. Probabilmente Kanye West all’estero lo avrà già fatto...». Che si tratti di prove ufficiali per uno show solitario all’Arena?
Emis Killa è, a oggi, tra i pochi che potrebbero riempirla. Ma lui, con molta onestà, non si fa prendere la mano: «Da solo non sono in grado, non è ancora per me. I risultati  dei social network non danno la misura esatta rispetto a quello che vendi. La discografia è un’altra cosa, convincere la gente ad acquistare un biglietto per un concerto un’altra ancora. Io da lunedì notte in poi posso assicurare che fino alla fine dell’estate mi ammazzo di lavoro e poi a ottobre tiro il fiato».
Non ci sarà, ma osserva con curiosità da Londra, dove ha una pizzeria, Luchè, storico membro dei Co’ Sang. Se il rap oggi in Italia è una finestra importante si deve a quelli della sua generazione, gli over 30. Vive a Brixton, zona sud della capitale, ma rappa in Italia. Luca Imprudente è da poco uscito con l’album “L2”, etichetta Roccia Music, e parte subito all’attacco di«un pubblico italiano ignorante che troppe volte premia chi non merita: è figlio della commedia all’italiana e di una sua certa cultura». «Le etichette - prosegue - curano i loro interessi, siamo la sola nazione dove diventa ricco chi esce da un talent e dove i concerti sono popolati da ragazzini di 10, 11 anni. Non giudico il singolo, ma il sistema nel suo complesso». Ma ciò non toglie, dice Luche, che la serata all’Arena «resta una bella idea. Credo sia bello riarrangiare i propri brani per una orchestra sinfonica».
Sace ha 18 anni, viene da Aprilia e rappresenta la nuova generazione del rap “made in Italy”. Nasce graffitaro e infatti il suo nome è formato dalle quattro lettere che meglio gli riuscivano nei disegni.
All’anagrafe si chiama Davide Briolotta. Nonera d’accordo con il rap dei suoi concittadini, ci ha messo del suo e “Puro sfogo”, brano di debutto, ha totalizzato 60mila visualizzazioni in un attimo.
Quello che era una sfida sta diventando un lavoro e l’Arena amplia le prospettive: «Non è il luogo che fa la differenza ma la coerenza. Ben venga dunque Verona. Come è stata positiva per il rap la vittoria di Rocco Hunt a Sanremo. È la filosofia che non va tradita».
In autunno chiuderà la sua trilogia con “Giovane eforte vol.3”,consiglia a suo cugino che ha 14 anni di ascoltare Mondo marcio, Fabri Fibrae Co’ Sang. La prossima volta all’Arena potrebbe esserci lui:
«Ma non chiamateci cattivi ragazzi: siamo i nuovi cantautori e raccontiamo la vita di tutti i giorni».

fonte: Il Secolo XIX

Ligabue e Vasco, l’urlo rock degli stadi

In concerto
Tra i protagonisti Stevie Wonder (foto) il 20 luglio al Lucca Summer Festival. In tour gli italiani Elisa, Caparezza, Emma. A Ferrara attesi i Bastille, National e Franz Ferdinand. In tour Arctic Monkeys, Paolo Nutini e Damon Albarn e Robert Plant
Dagli stadi, mai così tanti come quest’anno, ai salotti di casa. La musica ha occupato l’estate. In ogni ordine di posti avrebbero detto i commentatori calcistici del passato. Undici concerti in una sola stagione a San Siro non si erano mai visti. Il massimo erano stati 7 nel 2008 e nel 2013. La partenza è stata con Biagio Antonacci, quindi due volte a testa per Liga e One Direction, i Pearl Jam, il poker di Vasco (arrivato a quota 21) e sabato prossimo l’ultimo appuntamento con i Modà (viaggiano verso i 50 mila ingressi). Oltre mezzo milione di biglietti. E anche l’Olimpico quest’anno ha vissuto un’estate rock come solo l’anno scorso con Liga (2), Vasco (3) e Modà.
Sfida a distanza fra Vasco e Liga. Il rocker di Zocca ha piazzato quattro sold out a Milano (eguaglia il suo stesso record) e tre a Roma (primato anche qui) per un totale di 403 mila ingressi. Liga ha fatto «solo» due tutto esaurito a Milano e Roma, ma ha allungato il suo tour arrivando a 440 mila biglietti venduti. 1, X o 2? Scegliete voi.
Che l’ex Meazza sia un posto speciale non è una novità. Lo ha dichiarato il Boss e, dopo gli U2 qualche anno fa, gli One Direction l’hanno scelto per registrare il dvd del tour mondiale. La boyband è stata fra i protagonisti della stagione: due show a Milano con i biglietti bruciati in due ore (156 mila) e uno a Torino (40 mila). «Finalmente la classe politica milanese ha posto rimedio ai veti assurdi che limitavano il numero dei concerti — commenta Roberto De Luca, ceo di Live Nation (Vasco, 1D, Pearl Jam...) —. Ogni data, lo ha calcolato l’università di Torino, porta 10 milioni di euro di indotto. Il caso ha voluto che nel 2014 ci siano stati molti artisti da stadio, ma se per alcuni è il luogo canonico dove esibirsi attenzione a chi lo usa come uno status per promuoversi».
Il singolo evento che, in termini di presenze, ha battuto tutti è stato quello dei Rolling Stones al Circo Massimo: 71 mila 500 paganti. «È stato epocale — gongola Mimmo D’Alessandro, organizzatore per D’Alessandro e Galli —. Il mio ricordo? La visita al Colosseo organizzata per Charlie Watts e Ron Wood, Mick Jagger a cena con Tornatore e che alle prove riprendeva tutto con una telecamerina». Non solo stadi, le grandi adunate rock hanno funzionato anche con Linkin Park e Aerosmith a Milano e i Metallica a Roma: tutti oltre i 30 mila. Pochi gli italiani in giro: Emma, Giorgia, Elisa, Alessandra Amoroso, Caparezza... «Funzionano i grandi eventi o i tour con meno date ma più selezionate — dice Ferdinando Salzano, ad di Friends & Partners che cura Liga, Modà e altri —. Per l’anno prossimo sto lavorando a un sogno: un tour con più nomi assieme tipo quello che feci con Pino Daniele, De Gregori, Ron e Mannoia». La voglia di musica ha sostenuto anche le proposte più piccole se basate su qualità o leggende del passato. Vedi Plant ieri al Pistoia Blues o Neil Young (21 luglio, sold out) a Collisioni, rassegna fra letteratura, musica ed eno-cultura delle Langhe che porterà a Barolo circa 70 mila persone in 4 giorni. Più o meno la stessa affluenza del Lucca Summer Festival che ha come perla Stevie Wonder (20 luglio, inutile cercare biglietti). A Ferrara Sotto le stelle vince l’indie rock di Bastille (con George Ezra), National e Franz Ferdinand. E in tour ci sono anche Arctic Monkeys, Paolo Nutini e Damon Albarn.
Il MiAmi di Milano è una garanzia per il mondo indie italiano: a giugno 20 mila persone in tre giorni hanno visto Luci Della Centrale Elettrica, Marta sui Tubi, Brunori Sas, Tre Allegri Ragazzi Morti e altri. Mancano i festival veri, quelli con più nomi nello stesso giorno. Il Rototom, istituzione europea del reggae, è dovuto emigrare in Spagna e sono fallite anche altre esperienze. Ce la farà Yashwant Bajaj, magnate della finanza anglo-indiano, che con Umbria Rock porta Paul Weller e altri artisti brit a Massa Martana (1-3 agosto)? «Non chiediamo soldi, ma strutture — commenta Corrado Rizzotto di Vivo Concerti —. Questo è un bel movimento sano, fatto di gente che vuole divertirsi, altro che il calcio... E che spende e si posta favorendo il turismo: il 60% del pubblico dei concerti milanesi viene da fuori regione».
E siamo alla dimension minima dello show. Niccolò Bossini, chitarrista di Ligabue, si è inventato un #acasatour che lo ha portato a suonare nel salotto di chi si offriva. Ultima data a Poviglio (Reggio Emilia), il suo paesino, il 30 agosto. E lunedì, la sorpresa di Ed Sheeran: in attesa di riempire i palazzetti a gennaio, il rosso inglese si esibirà nella casa di una fan milanese scelta via social network.

fonte: Il Corriere della Sera

Festival, 78 milioni di dollari l'incasso del Coachella 2014

A fare i conti in tasca a quello che ad oggi è considerato "il" festival americano è stato Billboard, che - a oltre tre mesi dalla conclusione - ha stilato un bilancio dell'edizione 2014 del Coachella: stando alle stime pubblicate dalla testata statunitense, l'incasso lordo della manifestazione che ha tenuto banco per due weekend consecutivi lo scorso aprile a Indio, in California, è stato di 78 milioni di dollari, per 11 in più rispetto dei 67,2 incassati al botteghino nel 2013. L'affluenza è stata di 96,500 al giorno, per un totale complessivo di oltre mezzo milione di persone lungo tutta la durata della manifestazione: la prevendita andò esaurita in 3 ore, compresi i vip package da 5000 dollari l'uno.

La prossima edizione del festival si terrà, sempre a Indio, tra i prossimi 10 e 12 e 17 e 19 aprile.

fonte: rockol.it

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