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Assomusica Roma

TIMmusic ONSTAGE AWARDS assegna in collaborazione con ASSOMUSICA 5 premi speciali a VASCO ROSSI, JOVANOTTI, LIGABUE, NEK E J-AX.

 

SU RAI 2 VENERDI’ 18 MARZO ALLE 21.15

 

ANNUNCIATI I VINCITORI

VASCO, TIZIANO FERRO, JOVANOTTI, MARCO MENGONI, LIGABUE MIKA, MUSE, CAPAREZZA, EDITORS, CLEMENTINO, SKRILLEX, NEGRAMARO, THE KOLORS, HOZIER, NEK,

J-AX, MAX PEZZALI, ELISA

 

 

PARTECIPANO ALLA SERATA I GRANDISSIMI PROTAGONISTI DELLA SCENA MUSICALE

MARCO MENGONI, NEGRAMARO, ELISA, EMMA, SUBSONICA, FRANCESCA MICHIELIN, CLEMENTINO, THE KOLORS

MAX GAZZE’, NEGRITA, NEK, MAX PEZZALI

 

 

Debutta venerdì 18 marzo alle 21.15 su Rai 2 TIMmusic Onstage Awards, lo show televisivo dei primi e unici premi interamente dedicati alla scena live. In prima serata una grande festa della musica che vede protagonisti grandissimi artisti che ogni anno con il loro spettacoli negli stadi, nei palasport, nei club e nei teatri fanno sognare milioni di spettatori.


Vincitori tra i 21 premi per i loro concerti del 2015 sono VASCO, TIZIANO FERRO, MARCO MENGONI, MIKA, MUSE, JOVANOTTI, CAPAREZZA, EDITORS, CLEMENTINO, LIGABUE, SKRILLEX, NEGRAMARO, THE KOLORS, HOZIER, NEK, J-AX, MAX PEZZALI, ELISA

 

I vincitori sono stati selezionati dal pubblico con un totale di 897.000 prefereze espresse sul sito ufficiale timmusiconstageawards.com e il sito timmusiconstageawards.rai.it  e da una giuria di esperti composta da giornalisti e addetti ai lavori, che ha pesato per il 30% sul voto finale.

 

TIMmusic ONSTAGE AWARDS assegna in collaborazione con ASSOMUSICA (l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo che conta oltre cento imprese associate su tutto il territorio nazionale) 5 premi speciali a VASCO ROSSI, JOVANOTTI, LIGABUE, NEK E J-AX.

 

I premi sono dedicati ai concerti degli artisti che hanno venduto più biglietti (fonte Siae) durante l’anno appena trascorso:

 

Biglietto DIAMANTE a VASCO ROSSI per “LIVE KOM 015”, il tour negli stadi che ha venduto più biglietti. Biglietto PLATINO a JOVANOTTI per “LORENZO NEI PALASPORT” il tour nei palasport che ha venduto più biglietti. Biglietto ORO a LIGABUE Per “CAMPOVOLO – La Festa 2015”, l’evento unico che ha venduto più biglietti”. Biglietto SMERALDO a NEK per “PRIMA DI PARLARE LIVE 2015”, il tour nei teatri che ha venduto più biglietti. Biglietto RUBINO a J-AX per “IL BELLO D’ESSER BRUTTI LIVE 2015”, il tour nei club che ha venduto più biglietti.

 

Onstage assegna un premio speciale a Max Pezzali per gli oltre 500 concerti in carriera. Un grande traguardo per l’artista che continua ad attirare grandi folle ai suoi show ad oltre 20 anni dal debutto sui palchi.

 

Radio2 assegna un premio speciale a Elisa, l’artista italiana più trasmessa dall’emittente dal 1997, anno del suo debutto con il singolo “Sleeping In Your Hand”.

 

TIMmusic Onstage Awards è un evento multimediale declinato su Rai 2, RAI 4, Radio 2, e rai.it. Lo show televisivo su RAI 2 è condotto dall'inedita coppia Nicola Savino e Malika Ayane, con la regia Di Gaetano Morbioli.

 

Sul palco alcuni tra gli artisti vincitori, grandissimi ospiti della scena musicale e personaggi del mondo dello spettacolo, del cinema e dello sport (Federico Russo, Selvaggia Lucarelli, Filippa Lagerback, Edoardo Leo, Beppe Bergomi e Demetrio Albertini) che premieranno i vincitori.

TIMmusic Onstage Awards è un evento multimediale declinato su Rai 2, RAI 4, Radio 2, e rai.it. Lo show televisivo su RAI 2 è condotto dall'inedita coppia Nicola Savino e Malika Ayane, con la regia Di Gaetano Morbioli.

 

#TIMmusicOnstageAwards è un evento presentato da Rai Radiotelevisione Italiana, organizzato da Areaconcerti, TIM e in collaborazione con Assomusica.

 

 

#TIMmusicOnstageAwards

 

Questi sono i vincitori e le categorie dell'edizione 2016:

 

 

Migliore tour italiano TIMYoung: TIZIANO FERRO

 

Migliore performer TIMmusic: MARCO MENGONI

 

Migliore tour internazionale Huawei: MIKA

 

Migliore rock show Tuborg: MUSE

 

Migliore tour alternative italiano Tuborg: CAPAREZZA

 

Migliore tour internazionale Alternative: EDITORS

 

Migliore tour rap Huawei: CLEMENTINO

 

Evento dell’anno Huawei: LIGABUE, Campovolo 2015

 

Migliore show elettronico Keglevich: SKRILLEX

 

Miglior Festival: HOME FESTIVAL

 

Migliore Concert Series: LUCCA SUMMER FESTIVAL

 

Inno live dell’anno TIMYoung: NEGRAMARO, Attenta

 

Migliore Fan Base TIMmusic: THE KOLORS

 

Talento italiano del futuro TIMmusic: THE KOLORS

 

Talento internazionale del futuro TIMYoung: HOZIER

 

Miglior Look Capellimania: THE KOLORS

 

www.timmusiconstageawards.com

timmusiconstageawards.rai.it

 

Per info e contatti:

Rossana Moro ufficio stampa TIMmusic Onstage Awards Tel. 348 8247958

Tel. 02 533558/ 02.52515555 - Via Ripamonti, 137 - 20141 Milano (MI) www.areaconcerti.net - info@areaconcerti.net -  www.onstageweb.com -  redazione@onstageweb.com Tel. 06/36864313- Ufficio Stampa RAI - Viale Mazzini, 14 – 00195 Roma  http://www.ufficiostampa.rai.it/  - ufficiostampa@rai.it

 

 

 

 

 

Se ti suona il cellulare devi pagare la tassa alla Siae. Dichiarazione di Vincenzo Spera

26/02/2016 di ALVISE LOSI

Fonte: Libero

http://agis.telpress.it/html/viewTextByEmail.php 

Il rispetto delle norme sta alla base di ogni democrazia. Lo Stato dovrebbe dare il buon esempio. Invece, per esempio, se squilla un telefonino dentro un salone di parrucchiere, può essere che un funzionario della Siae piazzi una sanzione in groppa al gestore, (...) segue a pagina 12 L'Equitalia della musica II telefonino suona? La Siae vuole una tassi Durante i controlli nel salone di un parrucchiere, squilla un cellulare: scatta la multa per i diritti della canzone, ·.·.:

segue dalla prima ALVISE LOSI

(...) accusandolo di «diffondere musica m un pubblico esercizio». Ossia di una falsità. È quello che è successo a Giuseppe Laiso, parrucchiere di 68 anni di Fiorano Modenese. Era in negozio a fare barba e capelli all'ennesimo cliente, quando è entrato un funzionario della Siae - la Società italiana autori ed editori - per quello che doveva essere un normale controllo per verificare che non ci fosse musica in diffusione nel locale. Laiso aveva infatti cessato di pagare la quota annuale di 170 euro alla Siae, spiegando di aver tolto lo stereo perché di fatto inutile: la musica era coperta dal rumore dei phon. Tutto nel rispetto delle norme, appunto. Fino a quando è squillata la suoneria dal ritmo latinoamericano del telefonino una dipendente del barbiere. Tanto è bastato per far ritenere al funzionario che si trattasse di diffusione di musica in un locale commerciale, e su queste basi compilare un verbale per sanzionare Laiso.

Ma al danno e alla beffa si è aggiunto anche un errore, perché il compilatore ha scritto sulla sanzione che il brano ascoltato non era un ritmo latinoa mericano ma la tutLove to Lave You Baby di Donna Summer. L'episodio non aiuta di certo la Siae, ente pubblico negli ultimi anni già al centro di mille polemiche, a farsi ben volere. Perché se è vero che il lavoro va pagato, e la Siae si occupa proprio di fare in modo che gli autori di canzoni ricevano i proventi del loro mestiere di compositori, non si può certo pensare che sia normale multare chi rispetta le regole. Che l'obiettivo della Siae negli ultimi anni sia stato proprio quello di imporre a tutti il pagamento del dovuto è più che comprensibile. Ancor più dopo che Internet e il download illegale di canzoni ha fatto calare, e di molto, gli incassi dell'ente. Il trend sembra essersi invertito proprio di recente, al punto che la Siae ha previsto la chiusura del bilancio 2015 in crescita sul 2014 del 3,1%, con un incasso totale di 429,5 milioni di euro per il solo settore musica. Un obiettivo raggiunto, come scritto nello stesso documento Siae, anche grazie «all'intensificazione delle attività di controllo in termini di prevenzione e repressione dell'elusione».

Una precisa strategia, equivalente alla lotta all'evasione fiscale. E forse non è un caso che ormai da anni l'ente abbia un accordo con Aams, Agenzia delle dogane e dei monopoli, che ha generato nel triennio 2012-2014 entrate per un totale di 10,5 milioni. Mentre la convenzione con Agenzia delle entrate per i controlli su tutto il territorio nazionale garantirà a Siae un compenso di 28,4 milioni di euro per il biennio 2015-16. Una situazione che conosce bene chi nella musica lavora: «I controlli ci sono sempre stati ed è giusto che ci siano riconosce Daniele Orlando, storico gestore di locali milanesi, dal Rolling Stone ai Magazzini generali al Fabrique Sicuramente rispetto al passato ora ce ne sono di più».

Il settore della musica è quello che garantisce i mag- giori introiti alla Siae e i promoter di concerti, con i loro 20 milioni di euro annui, contribuiscono non poco a quella voce di bilancio. «Versiamo il 10 per cento di quanto guadagniamo dai biglietti alla Siae», spiega Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l'associazione che riunisce gli organizzatori di concerti. «Per quanto riguarda la nostra categoria, abbiamo una quantità irrisoria di insoluti, ma ci sono altre situazioni dove dovrebbero esserci maggiori controlli, come alcune discoteche». Del resto è un malcostume frequente che le verifiche avvengano dove è più facile farle. «Noi i controlli li vediamo costantemente - conferma Spera - anche se c'è da dire che ormai il sistema di vendita di biglietti è centralizzato con l'Agenzia delle entrate. Si tratta di un sistema consolidato e ci sono anche uomini della guardia di finanza che vigilano sul nostro lavoro. Poi certo capita che ci siano persone più scontrose di altre nel fare il loro dovere, ma credo siano anomalie del sistema». Anomalie che questa volta hanno colpito un barbiere di Fiorano.

LA STORIA IL LOCALE

Giuseppe Laiso, storico barbiere di Fiorano, in provincia di Modena, circa un anno fa decide insieme alla moglie di disfarsi dell'impianto stereo utilizzato nel suo negozio dal momento che con i rumori degli asciugacapelli ascoltare musica diventa fastidioso. La decisione gli frutta un risparmio annuo di 170 euro, la cifra che pagava all'ente che tutela gli autori.

IL CONTROLLO

Martedì scorso un solerte ispettore della Siae fa «visita» al barbiere di Fiorano. Durante l'ispezione, mentre era alla ricerca di un apparecchio per diffondere la musica, squilfa il telefonino di una collaboratrice. Tanto è bastato a decidere di compilare un verbale perché anche con il telefonino si diffonde la musica e, dal momento che non si può farlo gratis, bisogna pagare. Sul verbale titolo e autore della canzone sono pure sbagliati. -tit_org- Se ti suona il cellulare devi pagare la tassa alla Siae - Il telefonino suona? La Siae vuole una tassa

Il Bataclan di Parigi riaprirà entro la fine dell'anno

11/02/2016 16:10 

Il tremendo attacco terroristico dello scorso 13 novembre che ha causato la morte di 89 persone durante il live degli Eagles of Death Metal presso la sala concerti Le Bataclan di Parigi ha segnato in modo indelebile il mondo della musica. Dopo quel tragico evento molte delle misure di sicurezza adottate durante i concerti sono cambiate e molti tour e molte serate sono state annullate, a Parigi e non solo.

A inizio dicembre i direttori storici del locale, Olivier Poubelle e Jules Frutos, avevano auspicato la riapertura prima del 2017. Poche ore fa è comparso sulla pagina Facebook del Bataclan un post in cui si annuncia l’intenzione di ritornare a far concerti entro la fine dell’anno.

Fonte: Rockoll.it

http://www.rockit.it/news/bataclan-parigi-attacco-terroristico-apertura

Concerti, biglietti, prezzi, bagarini, secondary ticketing: la verità vi farà male (lo so)

Beh, direi che adesso basta. Sono anni che ci occupiamo, con la maggiore attenzione possibile, della questione del “secondary ticketing” e di quella, più ampia, del prezzo dei biglietti dei concerti. E la sensazione è che siano stati anni sprecati. La sensazione è che continuiamo a parlare a gente che non ha capito come va il mondo, e soprattutto che se il mondo va così non tocca a Rockol cambiarlo, né alla stampa, né (forse) alla politica: bisogna rimboccarsi le maniche e prendere, in proprio, decisioni anche spiacevoli.

Quand’ero giovane, negli anni Settanta, abbiamo vissuto, in Italia, un lungo periodo di privazione dai concerti di artisti internazionali. Si era diffusa la convinzione, trasformata presto in slogan, secondo cui “la musica è nostra e non si paga”; sicché a ogni concerto si assisteva allo stesso identico rituale. Quelli che avevano pagato il biglietto entravano nel palazzetto, quelli che non l’avevano pagato e non avevano intenzione di pagarlo rimanevano fuori e cominciavano a fare casino. Prima che iniziasse il concerto, quelli che non avevano pagato cercavano di sfondare i cancelli: spesso ci riuscivano, più spesso gli organizzatori aprivano i cancelli e lasciavano entrare quelli che non avevano pagato il biglietto, con grande scorno di quelli che il biglietto l’avevano pagato. Quando gli organizzatori non aprivano i cancelli arrivava la Polizia, in assetto da guerriglia, e caricava gli “autoriduttori”, come li si chiamava allora, cercando di farli sgomberare; ne derivavano tafferugli, disordini, cariche, lacrimogeni, sospensione dei concerti eccetera eccetera.

Tutto sbagliato, ovviamente: la musica non è nostra, e va pagata a chi la crea e la produce e anche a chi la porta in giro e la diffonde. Ma almeno quelli degli anni Settanta, gli autoriduttori, ci mettevano la faccia, anche se spesso coperta da un fazzoletto, e rischiavano le manganellate.

Adesso è tutta una lamentazione: i biglietti sono troppo cari, i siti di secondary ticketing fanno incetta di biglietti per rivenderli a prezzi maggiorati, questo è sfruttamento della nostra passione (“speculano sulla passione” è il nuovo “speculano sui sogni dei ragazzi”) e via lagnandosi.

E io mi sono stancato di questa lagna.

La verità, cara la mia gente, è che nessuno è chiamato a fare beneficienza o a lavorare senza compenso per assecondare la vostra passione. Non lo fa nessuno: né l’artista che va in tournée, né il promoter che lo ingaggia, né l’organizzazione che vende i biglietti, né chi opera su un sito di secondary ticketing che li compra e rivende. Tutti lavorano per guadagnare: e la notizia, cara la mia gente, è che tutti, e comprensibilmente, cercano di mettersi in tasca più soldi che possono.

L’artista, che chiede cachet esorbitanti e a questi assomma richieste di benefit spesso esagerate; il promoter, che in base a quanto paga l’artista e il luogo in cui si suonerà stabilisce il prezzo del biglietto prefissandosi il maggior guadagno realizzabile; l’organizzazione di vendita dei biglietti, che a sua volta cerca di incassare il più possibile per il servizio che fornisce; e chi opera sui siti di secondary ticketing, che rischia soldi per comprare grandi quantità di biglietti e li rivende a un prezzo che compensi non solo l’investimento ma anche il “rischio d’impresa”.

Ora, può darsi che qualcuno di questi “prestatori d’opera” lavori “anche” con passione, ma nessuno – nessuno – lo fa per passione, o per mecenatismo, o con spirito filantropico. E’ un lavoro, per tutti: e il lavoro va remunerato.

Se l’artista, alla visita precedente, si è visto davanti un tutto esaurito, ovvio che pensi di poter aumentare il suo cachet la volta dopo. Se il promoter ha venduto tutti i biglietti a una certa cifra, ovvio che la volta seguente li metterà in vendita a una cifra superiore, e lo stesso farà la volta successiva – finché non avrà toccato il massimo, o avrà esagerato, e allora il tutto esaurito non gli riuscirà. Se il sito specializzato nella vendita dei biglietti avrà ricaricato, sotto una voce o sotto un’altra, cinque euro sul prezzo nominale del biglietto, la volta dopo ne ricaricherà sette, e la volta dopo nove o dieci. E’ una scommessa: vediamo fin dove possiamo arrivare salendo di cachet, o di prezzo del biglietto, o di costo del servizio. E’ la stessa cosa che fanno i gestori dei parcheggi intorno ai luoghi dei concerti, o quelli che vendono panini dai baracchini: è la legge della domanda e dell’offerta.

Gli operatori sui siti di secondary ticketing hanno risolto il problema di quasi tutta questa gente, a modo loro. In sostanza, comprano tutti i biglietti disponibili al prezzo e alle condizioni stabilite da artista, promoter, siti di vendita dei biglietti. Rischiano: e sono, in fondo, gli ultimi a rischiare. Perché se poi non riusciranno a rivendere, a prezzo ulteriormente maggiorato, tutti i biglietti comprati, resteranno col cerino in mano e molti, o moltissimi biglietti invenduti.

Ma tutti gli altri saranno soddisfatti: perché in cinque minuti, o anche meno, avranno già recuperato le spese e realizzato il guadagno che si aspettavano. Il promoter, in particolare, non dovrà più passare giorni o settimane di ansia monitorando l’andamento delle vendite dei biglietti, come succedeva un tempo: i biglietti lui li ha già venduti tutti in cinque minuti, e i soldi stanno per arrivare sul suo conto corrente. I biglietti non li ha venduti agli utilizzatori finali, gli spettatori (e a lui che importa?), ma a un intermediario; al quale ha passato il rischio di non venderli tutti. Quello che gli interessava era andare in pari con le spese e guadagnare: già fatto, in cinque minuti.

Non so quando sia successo, ma c’è stato, a un certo punto, anni fa, un ribaltamento della situazione. Un tempo i biglietti costavano meno in prevendita che al botteghino: perché in quel modo, facendo uno sconto sul prezzo nominale, l’organizzatore cominciava a incassare denaro utile per pagare le spese vive. Poi è successo che la prevendita è diventata un costo: all’inizio irrisorio, poi sempre più gravoso. Eppure nessuno si è rifiutato di comprare biglietti in prevendita, nessuno ha protestato: perché, alla fine, comprare un biglietto in prevendita su Internet è così comodo, ti evita di metterti in coda a un botteghino, ti evita di dover arrivare con troppo anticipo al concerto… Allora, cara la mia gente, le comodità si pagano: e state sicuri che chi vende le comodità ve le venderà sempre al prezzo più alto possibile, che è quello al quale voi sarete disposti a pagarle. Il passo successivo è stato inglobare la comodità nel prezzo complessivo, trasformandola in obbligo, in voce di spesa. Ma nessuno – o se qualcuno l’ha fatto, erano troppo pochi perché ce ne s’accorgesse – si è rifiutato di sottostare a questa prassi.

Perché, cara la mia gente, la parola chiave è proprio questa: “rifiuto”. Il biglietto è troppo caro? E io non lo compro. Il sito di secondary ticketing è troppo esoso? E io non lo uso. L’artista ha chiesto un cachet troppo oneroso? Peggio per lui: si troverà di fronte uno stadio vuoto, perché io non ci andò, al suo concerto, e cercherò di convincere più gente possibile a non andarci.

Assistere a un concerto non è una necessità primaria. E’ un divertimento, un passatempo, un rituale, quello che volete. Ma è una spesa voluttuaria, una spesa che si sostiene per provare un piacere (“voluptas”, è latino). Se un piacere, per voi che desiderate goderne, è troppo costoso, siete voi che dovete rinunciare. Non è come il pane, o il latte, o come altre esigenze di prima necessità, che giustamente sono (per quanto possibile) sottoposte a un calmiere dei prezzi. E se volete far capire, a chi mette in vendita un piacere, che lo sta vendendo a un prezzo troppo alto, beh: non compratelo. La volta prossima lo venderà a un prezzo inferiore. A meno che ci siano in giro così tanti ricchi, o idioti, che per provare quel piacere sono disposti – diversamente da voi, che non volete o non potete – a spendere una cifra troppo alta. Nel qual caso, rassegnatevi. Ci sarà sempre qualcuno che va in vacanza alle Maldive e qualcun altro che va in vacanza a Igea Marina. Vuol dire semplicemente che quel piacere che vi siete potuti concedere in passato è diventato troppo caro. Peccato per voi: ma è la vita, bellezze.

Potrete sempre consolarvi andando a ascoltare, in un locale vicino a casa vostra, un gruppo semisconosciuto che suona le sue canzoni. Pagherete dieci euro birra compresa, e magari avrete aiutato quattro o cinque giovani musicisti a coltivare la loro passione. Della vostra assenza, il Grande Artista Internazionale se ne farà una ragione, vedrete. E fareste bene a farvene una ragione anche voi, e a smetterla di piagnucolare sui social network.

Franco Zanetti

PS come abitudine di Rockol, siamo più che disponibili ad ospitare pareri diversi dal nostro: ogni contributo costruttivo e motivato è sempre gradito.

Fonte: Rockol.it

http://www.rockol.it/news-652740/concerti-biglietti-prezzi-bagarini-secondary-ticketing-polemiche#.VrW4n0MNkws.facebook%3Frefresh_ce

Boom di spettatori per i concerti

 

04/02/16

Musica dal vivo. Il 2015 si è chiuso con 6,9 milioni di presenze, il 12% in più rispetto all’anno prima - E gli incassi salgono del 17,7 per cento

Non c'è crisi dei consumi, né “effetto Bataclan” che tenga: la musica dal vivo in Italia continua a crescere, sia sul versante degli spettatori (+12%) che su quello degli incassi (+17,7%). Il settore è in salute, nel 2015 ha mosso 260,5 milioni, ma le aziende adesso alzano la voce: l'associazione di categoria Assomusica scrive al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini chiedendo un incontro urgente. Motivo: nel recente Ddl “Disciplina del cinema, dell'audiovisivo e dello spettacolo” il mondo della musica popolare contemporanea «non viene minimamente preso in considerazione».

Andiamo con ordine. Chi pronosticava, dopo i terribili fatti del 13 novembre a Parigi, un crollo delle presenze ai concerti anche qui da noi è stato smentito dai fatti. Secondo l'elaborazione Assomusica sui dati Siae, il 2015 si è chiuso con 6,9 milioni di spettatori, il 12% in più rispetto all'anno precedente. Gli eventi organizzati sono stati in tutto 3.965, dato in crescita di 8,2 punti percentuali, a testimonianza che l'esistenza di una domanda solida stimola l'offerta. Il boom vero, tuttavia, è quello degli incassi, a quota 260,5 milioni (+17,7%). Il segmento più importante risulta come al solito quello dei concerti di musica leggera che “valgono” 227,8 milioni e segnano un incremento del 28,6%, mentre il jazz continua a rappresentare una nicchia (incassi a 2,5 milioni) di grande vivacità (+10,4%). Sia i big player che le 11mila pmi di settore danno lavoro a qualcosa come 400mila persone. Franceschini, a ottobre dell'anno scorso, annunciò interventi a sostegno del comparto raccogliendo il plauso degli operatori, poi è arrivato quest'ultimo Ddl. «Il settore degli spettacoli di musica dal vivo – scrive il presidente di Assomusica Vincenzo Spera in una lettera inviata ieri al ministro - non viene neanche citato tra le aree di intervento per l'esercizio della delega (solo “teatro, prosa, danza, spettacoli viaggianti e attività circensi”). La stessa impostazione della delega, finalizzata ad articolare un Codice sullo Spettacolo (art. 36 della proposta, che ho avuto modo di visionare informalmente), ci sembra più orientata a fotografare la dimensione statica del passato». La parte del leone continua a farla la musica lirico-sinfonica e Spera non ci sta: «Siamo un comparto – spiega al Sole 24 Ore – che innova, internazionalizza e dà lavoro ai giovani. Attendiamo da anni una legge quadro di riforma: la legislazione vigente è vecchia e non tiene conto dei cambiamenti intervenuti negli ultimi 40 anni». Aziende di settore che si ritrovano spesso a finanziare le fondazioni lirico sinfoniche organizzando spettacoli nei loro spazi. Per dirne una: è in corso una trattativa tra Assomusica e il comune di Verona che in una delibera ha innalzato i costi di locazione dell'Arena. Mimmo D'Alessandro, patron di D'Alessandro e Galli, non usa mezzi termini: «Siamo vittime di una discriminazione. Contribuiamo ai bilanci degli enti pubblici, vorremmo vedere riconosciuto dalle istituzioni il nostro ruolo ma ci calpestano». Nel dibattito interviene anche Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, multinazionale leader di questo business: «Ci piacerebbe l'idea di coinvolgere gli artisti in questa battaglia. I problemi che incontriamo noi sono anche i loro problemi, ma la loro voce è senza dubbio più forte della nostra». Si profila una protesta a tutto volume. 

Fonte: Il Sole 24 Ore

Francesco Prisco

Parigi: Jovanotti, non smetteremo di voler essere liberi Rimettersi subito in cammino verso prossimo concerto o partita

(ANSA) - MILANO, 16 NOV - "Non cambieremo abitudini, le rafforzeremo, saremo migliori, saremo più attenti, ma non smetteremo di voler essere liberi": lo scrive Lorenzo Jovanotti in un lungo intervento intitolato 'Je suis Paris' pubblicato sulla sua pagina facebook, accompagnato da una foto che lo ritrae con la sua band e alcuni collaboratori, "quelli che avrebbero potuto essere al Bataclan a suonare a lavorare o a sentire qualcuno che suona". "Scrivo queste righe per unirmi al dolore e allo sgomento di tutti. Il mio pensiero - si legge - va a chi ha perso una persona cara". "L'obiettivo di questi attentatori è la Libertà, è il multiculturalismo, è la società aperta, la civiltà, la modernità, il progresso, la democrazia, l'uguaglianza, le cose di cui Parigi è un simbolo fortissimo". E poi la musica: "la musica è Parigi più di ogni altro posto perché la musica a Parigi c'è tutta e c'è per tutti". "Sono disorientato e triste, ma convinto - scrive Lorenzo - che gli attentatori non vinceranno mai". La capitale francese "è dove il progresso della civiltà ho sempre pensato che dovesse tendere, e quando oggi diciamo "je suis paris" è perché quel modello instabile e di certo non granitico è il migliore che c'è, perché - spiega - permette l'esistenza delle differenze, permette alle identità di affermarsi nella libertà, agli individui di crescere e alle comunità di esistere". "Oggi il dolore e lo sgomento, domani l'impossibilità di dimenticare e tutte le misure necessarie da adottare e i sistemi da rafforzare, ma già da subito rimettersi in cammino verso la prossima partita di calcio, la prossima passeggiata, il prossimo concerto da andare a sentire. Io sono Parigi, Je suis Paris, con tutto quello che comporta esserlo oggi, ma specialmente - conclude - per quello che voglio sia anche domani e che sono le grandi città, le città con le luci accese e con le porte aperte".(ANSA).

http://agis.telpress.it/news/2015/11/17/2015111705223136450.PDF

A breve Spotify ti consiglierà anche che concerti andare a vedere

Pochi giorni fa Spotify ha annunciato il lancio della nuova sezione Concerts all'interno della sua app per mobile. Si tratta del risultato di una partnership con Songckick, una delle più importanti piattaforme al mondo che raccolgono date di concerti. Ora l'utente sarà aggiornato sui live dei suoi artisti preferiti nella sua città o nelle immediate vicinanze: l'applicazione gli segnalerà le band che normalmente ascolta e anche altre che potrebbero piacergli.

La piattaforma svedese risponde alle recenti mosse dei suoi competitor: solo la scorsa settimana Pandora ha stretto un accordo con Tickefly per inserire la vendita di biglietti all'interno del suo servizio; parallelamente l'app MAGNIFI, specializzata in live-streaming di concerti e segnalazione di date, ha lanciato il suo abbonamento mensile.

Da un lato, quindi, si capisce come i servizi di streaming si sentano costretti ad ampliare la loro offerta per rimanere sul mercato, dall'altro si sottolinea quello che già vi raccontavamo nell'articolo dedicato a YouTube Musicoggi il vero obiettivo di un servizio musicale è riuscire a conoscere e prevedere i gusti dei suoi utenti fornendo servizi sempre più curati e personalizzati. Per questo Spotify ha recentemente comprato il servizio Tunigo che compila playlist ispirate ai vari mood della giornata mentre, un anno fa, aveva acquisito la società The Echo Nest, una delle aziende leader nel campo dell'elaborazione dei dati.

Come spesso accade con questo tipo di novità, la sezione Concert non è ancora disponibile per l'Italia. Speriamo lo sia a partire dai prossimi aggiornamenti dell'app.

FONTE: ROCKIT.IT

http://www.rockit.it/news/spotify-streaming-concerti-app-mobile

Concerti, il «patto» di Milano tra Siae e organizzatori (ma servirebbe una legge quadro)

Quello di oggi è il giorno degli Mtv Ema, i particolarissimi «oscar» assegnati dalla rete ammiraglia di Viacom ai musicisti che si sono maggiormente distinti su territorio europeo: appuntamento in serata al Forum d’Assago con Ed Sheeran nelle inedite vesti di presentatore. Quella di ieri è stata la giornata del «Patto per la musica live nelle città del futuro», carta condivisa da Siae, Agis, Assomusica, Federculture, comune di Milano e Anci al Palazzo Reale del capoluogo lombardo, al termine della due giorni di «Musica Viva», organizzata sempre nell’ambito della Mtv Music Week con la partecipazione del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. L’intento di enti e associazioni che si sono riuniti in gruppi di lavoro era individuare un percorso comune a partire dal quale riformare le leggi che regolano il settore: dalla riduzione del carico burocratico per gli organizzatori a nuove risorse – proposta, quest’ultima, del ministro Franceschini – a sostegno dei concerti attinte dal Fus. «L’industria della musica contemporanea popolare – ha detto il presidente di Assomusica Vincenzo Spera, subito dopo l’evento – deve essere sostenuta, valorizzata, promossa e agevolata al pari dell’industria cinematografica o teatrale, considerata inoltre la comprovata valenza turistica, nazionale e internazionale. I luoghi in cui sono organizzati spettacoli musicali dal vivo devono essere valutati come luoghi della cultura, sia al chiuso sia all’aperto». Ma la strada da compiere, in questo senso, appare ancora lunga. «La politica – prosegue Spera – dovrebbe imparare a conoscere il mondo dell’arte a 360 gradi. C’è troppa attenzione del sistema dedicata ai beni culturali del passato, purtroppo molto poca a quelli del futuro. Oggi abbiamo bisogno di strumenti reali affinché le attività culturali siano considerate al pari di beni e servizi essenziali. Lo Stato deve legiferare tenendo conto delle peculiarità e le caratteristiche proprie del settore. La collaborazione con il comune di Milano ha portato, per esempio, enormi benefici. Questo dimostra l’importanza della sinergia tra le istituzioni». Tre, secondo Spera, i punti dai quali ripartire: «Innanzitutto occorre riformare l’istruzione e la formazione, prevedendo corsi di musica fin dalla tenera età, con un approccio moderno, basato soprattutto sull’ascolto e sull’utilizzo più esteso di strumenti. Favorire la formazione professionale dei musicisti e infine istituire la formazione professionale delle varie figure coinvolte nella filiera, da quelle tecniche a quelle organizzative (responsabili, direttori, assistenti di produzione), a quelle amministrative, a quelle addette alla promozione e comunicazione, fino alla figura di organizzatore di spettacoli dal vivo, con conseguente riconoscimento delle categorie in appositi albi o elenchi certificanti, tramite il coordinamento con le regioni». Si guarda all’Europa: «Grazie al lavoro svolto negli ultimi due anni con la direzione generale Educazione e cultura della Commissione europea cominciano a maturare i primi frutti con la realizzazione di un Forum dedicato al settore, che si aprirà ufficialmente al “Midem” di Cannes, già dalla prossima edizione e con un progetto che prevede l’istituzione di un fondo destinato alla musica come avviene già per il cinema». La sintesi del pensiero di Spera sta in una citazione di papa Francesco: «Non c’è futuro per le giovani generazioni senza creatività e senza la possibilità di esprimerla liberamente. Solo con la creatività si crea innovazione e internazionalizzazione». Una vera rivoluzione copernicana per la musica live, secondo il presidente di Assomusica, arriverà solo «attraverso una legge quadro che ci metta in condizione di imprimere una sterzata al settore». Quelle esistenti sono retaggio del passato, la musica invece punta a guardare al futuro.

fonte: Il sole 24 Ore

http://francescoprisco.blog.ilsole24ore.com/2015/10/25/concerti-il-patto-di-milano-tra-siae-e-organizzatori-ma-servirebbe-una-legge-quadro/

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