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Sole 24 Ore: La nota stonata del «secondary ticketing»

La crescita della musica dal vivo attira la speculazione sugli acquisti elettronici dei biglietti Dopo appelli, raccolte firme, denunce e inchieste, arriva finalmente una legge: entro la fine dell’anno il governo dovrebbe procedere a una stretta nei confronti del fenomeno del secondary ticketing, quel “mercato secondario” dei biglietti dei concerti che fa sparire in una manciata di minuti dai canali ufficiali di vendita online i ticket degli eventi più attesi, per poi ri-piazzarli su specifici siti web di e-commerce, a prezzi maggiorati. Qualcosa di non molto diverso, secondo gli osservatori più critici, a una sorta di bagarinaggio 2.0 che, facendo due calcoli, arriva a valere attorno ai 40 milioni di euro. Intervento normativo Il provvedimento, a quanto risulta al Sole 24 Ore, potrebbe legarsi alla legge di bilancio o, in sede di conversione, al decreto legge fiscale, con l’obiettivo di dare un segnale rapido e preciso – l’efficacia della misura sarà infatti tutta da verificare - a seguito del grande clamore mediatico suscitato dagli ultimi casi, come il doppio concerto dei Coldplay a San Siro previsto per il 3 e il 4 luglio 2017. A meno di un’ora dall’immissione in commercio i tagliandi si sono volatilizzati dalla fonte ufficiale di vendita, rimaterializzandosi poco dopo sui “canali alternativi” a prezzi che arrivavano a dieci volte l’importo originario.

E così, mentre in piazza impazzava il dibattito, qualcosa nel palazzo ha cominciato a muoversi: un deputato del Pd, Massimo Fiorio, ha presentato prima un’interrogazione parlamentare, poi – parliamo di qualche giorno fa – una proposta di legge delega all’esecutivo per mettere fuorigioco il fenomeno. Il provvedimento, secondo la prima impostazione, dovrebbe fondarsi su tre principi: biglietti nominali per gli spettacoli al di sopra dei 5mila spettatori, completa tracciabilità dei tagliandi, oscuramento dei siti web che praticano il secondary ticketing, come già avviene per quelli che vendono prodotti contraffatti. Non tutti, dentro e fuori dal palazzo, magari saranno d’accordo con questa impostazione, ma è probabile che si partirà proprio da qui. «Sugli strumenti da utilizzare – spiega Fiorio – possiamo discorrere a lungo. Ciò che deve essere chiaro a tutti è che, per intervenire, bisogna trasformare il fenomeno in una fattispecie di reato.

Se rivendere biglietti online a prezzo maggiorato non è illegale, lo Stato non avrà mai la facoltà di intervenire». Un fenomeno globale Chiariamo un concetto: il secondary ticketing è un fenomeno globale. In un music business nel quale la discografia - causa le note rivoluzioni tecnologiche che non è riuscita sempre a governare - ha perso la sua antica centralità, i concerti sono sempre di più milk cow, mucca da mungere. E il mercato secondario può essere interpretato come un modo forse non troppo ortodosso, ma sicuramente redditizio, di mungere la mucca da parte di qualcuno, non necessariamente legato alla filiera della musica, come anche società di e-commerce e fondi d’investimento. In Gran Bretagna l’ex premier David Cameron assegnò a un esperto indipendente, l’economista Mike Waterson dell’Università di Warwick, uno studio sul tema. Waterson, a maggio, ha prodotto un volume di 227 pagine con una serie di raccomandazioni che insistono sul tema della cooperazione internazionale.

Quanto al valore economico del fenomeno, si ipotizza che possa oscillare dal 5 al 15% del valore dell’incasso di un concerto di richiamo. Il business in Italia Veniamo all’Italia. Il business della musica dal vivo ha infilato quattro anni consecutivi di crescita. Nel 2015, secondo Assomusica, il giro d’affari del settore si è attestato sopra quota 315 milioni, per un incremento del 17,2% sull’anno precedente. I dati aggiornati ai primi otto mesi del 2016 fanno riferimento a un quadro tutto sommato stabile (-0,2% di spesa al botteghino), seppure in lievissima frenata. Applicando a questi dati le percentuali di stima intorno al valore del secondary ticketing, emerge che il fenomeno qui da noi l’anno scorso potrebbe essersi attestato su un valore che oscilla attorno ai 40 milioni di euro.

Il consiglio direttivo di Assomusica in questi giorni ha deliberato una richiesta di intervento al legislatore. «Bisogna muoversi – sottolinea il presidente, Vincenzo Spera – per regolamentare il settore e la sensazione è che una legge nazionale potrebbe non bastare: ci vorrebbero un provvedimento dell’Ue e accordi internazionali per intercettare chi pratica secondary ticketing». Certo, occorre pensare a cosa si potrebbe fare. Il biglietto dinamico può essere la soluzione? Non si parla di viaggi, ma di cultura è l’obiezione. «A ogni modo - aggiunge Spera - la tempesta mediatica di questi giorni rischia solo di gettare discredito sul comparto».

Tra ricorsi e indagini Antitrust Effettivamente di cose ne sono accadute. La Siae, all’indomani del caso Coldplay, ha presentato un ricorso d’urgenza al Tribunale Civile di Roma (prossima udienza fissata per il 24 novembre) con il dg Gaetano Blandini che non ha esitato a definire il fenomeno «bagarinaggio, una vergogna che danneggia gravemente i consumatori ma anche gli autori e tutti i titolari di diritto d’autore». E mentre artisti di primo piano della musica italiana – da Ligabue a Jovanotti, passando per Eros Ramazzotti e Vasco Rossi – hanno sottoscritto una petizione contro il mercato secondario, l’Antitrust ha aperto un’indagine mettendo nel mirino Ticketone, controllata della tedesca Cts Eventim qui da noi esclusivista della vendita online dei biglietti, e quattro portali. Il sospetto è che possano esistere sovrapposizioni tra rivendite ufficiali e alternative. «Eventuali confusioni di ruoli – commenta Enzo Mazza, presidente di Fimi, la federazione che rappresenta le major – sarebbero gravissime. Il caso getta discredito sull’intera filiera della musica. È necessario fare chiarezza una volta per tutte o il danno d’immagine sarà incalcolabile».

Il legislatore è avvisato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA Andrea Biondi Francesco Prisco