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Biglietti più cari per la sicurezza, il commento di Vincenzo Spera

L'attentato terroristico al concerto di Ariana Grande in cui sono morte 22 persone non fermerà la musica a Manchester; e non è un caso se la città ha trovato la forza di reagire proprio con un mega evento che domenica vedrà salire sul palco dell'Old Trafford la pop star americana insieme a Pharrell Williams, Coldplay, Katy Perry e Take That. Oltremanica, in Italia, invece, una circolare arrivata all'indomani dell'attacco terroristico di Manchester e un emendamento approvato la scorsa settimana rischiano di spegnere la musica. O quantomeno di abbassarne il volume, a causa di un potenziale incremento del 30% (minimo) dei costi per la sicurezza, che potrebbe tradursi in un analogo aumento del prezzo del biglietto dei live. 

Da giorni fa molto discutere l'emendamento contenuto nella Manovrina (in discussione e votazione anche oggi alla Camera), ma in realtà, spiega all'Agi Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, "sono due le novità che prevedono una spesa extra a carico degli organizzatori dei concerti". La prima, "è una circolare del ministero dell'Interno, arrivata dopo i fatti di Manchester, che ci chiede un supporto in termini di sicurezza. In particolare potenziando il personale in-house che ha ricevuto una formazione di un certo tipo". "Abbiamo provato a fare una stima dei costi: l'aumento del 30% dei costi per la sicurezza potrebbe produrre un rincaro del prezzo dei biglietti. Speriamo di non doverci arrivare. Ma non ci tiriamo indietro perché la necessità è reale. E per dimostrare il nostro impegno abbiamo chiesto di istituire un tavolo di lavoro permanente su cui confrontarci", spiega Spera. 

"Ci opponiamo, è una misura speculativa"

La seconda novità, invece, è l'emendamento numero 22.116 alla "Manovrina", secondo cui, da quest'anno, "le spese per le prestazioni in materia di sicurezza e polizia stradale necessarie allo svolgimento di attività e iniziative di carattere privato, che incidono sulla sicurezza e la fluidità della circolazione nel territorio dell'ente, siano a carico dell'organizzatore". "E' un emendamento vago, che vale per tutti gli eventi privati, ma che nella realtà verrà applicato in modo incoerente", sostiene Spera. "Il comizio, la messa, la partita di calcio, il concerto, la sagra del pesce, sono tutti eventi privati o pubblici? In che categoria ricadono? Chi deve farsi carico della sicurezza? E in che misura?". Spera non ha dubbi: "Ci opponiamo fermamente a questa misura speculativa". 

Il rischio è di dover aumentare il prezzo dei biglietti

Il rischio - se questo emendamento dovesse passare - secondo Il presidente di Assomusica, non è quello di frequentare luoghi meno sicuri, "perché questo aspetto è ben regolato dalla circolare del Ministero", ma quello "di veder lievitare il prezzo dei biglietti". Di quanto? "A causa della vaghezza dell'emendamento non riusciamo a fare delle stime. E in più il dato andrebbe tarato a seconda della location". Il secondo pericolo concreto, questa volta a lungo termine, è quello della "morte delle società che organizzano eventi. Soprattutto fuori dalle grandi città. Il tutto si concentrerà nelle mani di pochi che fanno capo a grandi nomi internazionali". "Il nostro non è un lavoro stabile: risente della stagionalità, dell'operosità degli artisti, non abbiamo spazi nostri. Tutto questo rende l'attività incerta. E in questo quadro, una mole di spese extra potrebbe essere fatale".

"Il danno economico per il Paese"

Con un danno per l'economia del Paese: "L'anno scorso - si legge in un comunicato diramato dall'Associazione - abbiamo avviato al mondo degli spettacoli e della cultura popolare oltre 7 milioni di spettatori, soprattutto giovani. Siamo una realtà che costituisce una cinghia di trasmissione per lo sviluppo delle economie per il territorio (turismo, enogastronomia, cultura, etc.), per cui non comprendiamo questo vero e proprio attacco alle nostre quotidiane attività. Anzi, così come è formulato, l'emendamento riguarda anche tutti coloro che organizzano manifestazioni di altro carattere, da quelle culturali alle partite di calcio"

I numeri dei live

Da una ricerca del Cerved emerge in maniera evidente come i concerti di musica popolare contemporanea siano uno stimolo all’economia del territorio: l’impatto medio sulle città è di euro 1,20 aggiuntivi per ogni euro speso per il biglietto. "L'emendamento pare non cogliere affatto le peculiarità della nostra filiera e il nostro ruolo socio-culturale a beneficio dei cittadini, sia in termini esperienziali che economici, e si pone in netta controtendenza rispetto alla politica di investire 1 euro in cultura per ogni euro speso in sicurezza”. Senza contare, sottolinea il presidente di Assomusica, che per ogni concerto la maggior parte degli spettatori arrivano non solo da fuori città ma anche da fuori regione. "A questo punto, diano a noi il corrispettivo della tassa di soggiorno pagata da questi spettatori", conclude provocatoriamente Spera.