Rapporto sulla musica britannica, in crescita dal 2015 ma servono politiche anti Brexit
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Dopo la Brexit, l’industria musicale britannica ha chiesto ai politici di aiutare a proteggere il loro status che li vede fra i maggiori esportatori in questo campo al mondo. L’occasione è il rapporto annuale di UK Music che mostra una crescita nel campo dopo che il 2015 si è rivelato un anno particolarmente positivo anche grazie a nomi come Adele, Coldplay, One Direction, Ed Sheeran e Sam Smith.
L’anno scorso ha rappresentato un miglioramento nelle vendite all’estero, anche per quanto riguarda i biglietti dei festival, come spiega il quotidiano Guardian. Le esportazioni sono quindi salite di un 3.4 per cento, dell’11 per cento dal 2012.
Jo Dipple, dirigente di UK Music, ha però spiegato: «Il Regno Unito deve solidificare il suo posto nel mondo dopo la Brexit e la musica farà sicuramente parte del collante. Lo scopo di UK Music è di lavorare con il governo per convincerli a creare politiche buone come la musica che produciamo».
Un anno fa il contributo della musica all’economia britannica è stato di 4.1 miliardi di sterline, lo 0.6 per cento in più rispetto all’anno precedente e un miglioramento del 17 per cento sul 2012. Anche l’occupazione nel settore è salita dell’1.4 per cento nel 2015. Karen Bradley, segretaria alla cultura, ha sottolineato però che: «Il valore della musica va al di là dell’economia. Le persone in tutto il mondo scoprono così la cultura britannica».
Rimane costante il mercato delle vendite, nonostante una diminuzione del 3.9 per cento dei cd, mentre i dischi sono saliti del 60 per cento all’anno negli ultimi tre anni. Nel rapporto sullo stato dell’arte viene anche ribadita la necessità di una remunerazione adeguata per gli artisti rispetto a servizi in streaming YouTube, mentre altri a pagamento come Apple Music, Spotify e Tidal hanno contribuito al miglioramento dell’industria.
«Il modello di YouTube, nonostante la sua diffusione, non ha ancora generato un ritorno giusto per chi detiene i diritti e in generale creatori, artisti, compositori», si legge nel rapporto. Un altro campo difficile è quello dei locali più piccoli che, dopo una diminuzione negli introiti dai concerti, sono a rischio chiusura.