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Google trascinato nelle controversie sul secondary ticketing

Le inchieste sul secondary ticketing nel Regno Unito sembrano aver coinvolto anche Google, che avrebbe accettato pagamenti per la pubblicità da siti che vendono biglietti in modo fraudolento. L’accusa è emersa durante una delle sedute del comitato del Parlamento britannico per Cultura, Media e Sport che al momento sta intervistando attori nel settore.

Secondo quanto emerso, molti siti incriminati violano le politiche di Google AdWords ma spendono 15 sterline per ogni click in modo da apparire in cima alle ricerche.

La sessione era relativa ai biglietti per il musical Hamilton: sul sito Viagogo erano stati venduti alcuni tagliandi non esistenti. Google di recente ha acconsentito a non accettare pubblicità di aziende che offrono musica e film offerti in modo illegale.

Un portavoce di Google ha commentato alla rivista IQ che «Abbiamo una serie di regole molto rigide che regolano le pubblicità che sono permesse o meno su Google. Non permettiamo quelle che sono fraudolente e quando scopriamo delle pubblicità che violano le nostre politiche ci muoviamo in modo rapido».

Secondo l’associazione FanFair, i risultati che compaiono sui motori di ricerca sono spesso dominati dai siti di secondary ticketing, mentre agenzie primarie che non hanno il budget dei siti secondari maggiori fanno fatica a ottenere visibilità.

Alcuni promoter rimangono con il 30 per cento di profitto sui costi del biglietto, riuscendo quindi a pagare solo 1 sterlina per click, mentre i siti di rivendita che guadagnano 500 sterline a biglietto possono arrivare anche a 10 sterline per click.