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Biglietti online i bagarini dettano legge

 

C’erano una volta i bagarini (pare che il termine abbia un'origine romanesca e araba e stia per venditore al dettaglio), gli americani molto più precisi li chiamavano scalpers, scotennatori. Fino a qualche anno era facile incrociarli ai concerti o agli avvenimenti sportivi, quasi sempre chissà perché (ma forse si sa) con accento campano. Oggi l'accento è scomparso e i bagarini pure. Le prevendite sul web sono il business più redditizio dell'industria pop e rock. I biglietti si vendono mesi e mesi prima e intanto si incassano i soldi, con il sovrapprezzo del diritto di prevendita. Ma c'è di più e di peggio. L'acquisto si è trasformato in una gara di velocità e destrezza (tecnica), alimentata dal tam tam promozionale e dall'ansia del perdere l'avvenimento imperdibile. Tre ore per bruciare la quota biglietti di Adele, pochi minuti per Springsteen e i suoi concerti americani.

Dieci minuti per vedere Justin Bibier a Bologna fra un anno. Ma non è così, perché quei biglietti che non ci sono più riappaiono e, come nel miracolo dei pani e dei pesci, il loro costo lievita, non di una ma di dieci, venti e più volte. Il Boss e la sua E street band, che il 24 gennaio debuttano al Madison di New York, sono ancora in vendita nelsecondary market, nei siti che rivendono i biglietti a prezzi maggiorati e senza troppi pudori. Così ecco che Stuhub, di proprietà di ebay, offre addirittura due biglietti a 10 mila dollari l'uno (9999 per la precisione, che fa meno effetto) a ridosso del palco. E chi vuole spendere meno? C'è posto: 250 dollari per andare in piccionaia. Non scherza neppure Adele, la doppia tappa di maggio all'Arena di Verona parte da un minimo di 300 euro per arrivare alla siderale richiesta di 6492 euro per la prima fila (Viagogo, altro sito, ne ha due a questo prezzo sui circa 300 disponibili), mentre al Madison di New York si arriva a 9500 dollari, sempre su Stubhub. 


Cifre da pazzi. E la cosa più sensazionale è che si possa solo pensare che ci sia qualche matto disposto a spendere quei soldi. Dando, però, uno sguardo in giro nei siti più disinvolti, si fa presto a capire che il criterio seguito è uno solo: provarci non guasta. Ecco allora i 900 euro per Justin Bibier a Casalecchio, i 1714 per i Coldplay alla 02 Arena di Londra il 16 giugno, gli 800 per Rihanna a San Siro il 13 luglio. Anche i biglietti meno cari promettono guadagni fantastici: i prezzi ufficiali che per il bizzoso ragazzino (ormai ha 21 anni) variavano da 60 a 138 euro, sul secondary ticketing partono da 160 euro in piedi (Adele, per la cronaca, era stata messa in vendita da 69 a 115 euro). Il fenomeno si è addirittura ingigantito (si parla di un giro di affari mondiale di 8 miliardi l'anno), con guadagni tali per cui l'invenduto viene messo nel conto.


«Finché non ci sarà una legge che proibirà queste speculazioni si andrà avanti così» sentenzia Vincenzo Spera, presidente di Assomusica. Comunque, attorno al 20 gennaio ci sarà una riunione fra i produttori italiani per affrontare il problema. Mentre anche a Bruxelles si comincia a discutere la questione. Intanto c'è chi si è mosso, come Friends & partners, agenzia che produce la maggior parte degli artisti italiani: ha diffuso una sorta di decalogo per difendersi dal bagarinaggio telematico e una lista di siti da cui stare alla larga. Mimmo D'Alessandro, che con il suo socio Adolfo Galli porterà Adele in Italia, racconta come con la cantante di Hello abbiano provato «a limitare a quattro i biglietti acquistabili per transazione». E' andata meglio dicome sia andata in America, ma ugualmente centinaia di tickets sono finiti in vendita a prezzi maggiorati. Il fenomeno evidentemente non riguarda solo i piccoli speculatori che rivendono i quattro biglietti comprati legalmente per guadagnarci qualcosa. Secondo ricerche effettuate in Inghilterra la maggior parte dei biglietti finisce sul mercato secondario per mano di veri e propri professionisti della speculazione, espertissimi nell'arte di accaparrarsi gli ingressi dai canali ufficiali.


All'inizio del 2015 un'ottantina tra musicisti (da Nick Mason dei Pink Floyd a Ed O'Brien dei Radiohead) hanno chiesto al parlamento britannico una legge che elimini il mercato secondario di biglietti. Nei giorni scorsi sono intervenuti sul Times anche Elton John che ha parlato di «pratica estorsiva», Mumford & sons, Ed Sheeran, Blur, Iron Maiden e Coldplay. Mentre a New York sono sotto indagine i siti che rivendono i biglietti di Springsteen a prezzi gonfiati. L'ipotesi più immediata sembra essere schedare gli acquirenti: un biglietto, un nome o un codice: è accaduto per i Foo fighters a Cesena, mentre Friends & partner per il prossimo tour di Emma, ha pensato di invitare a registrarsi online prima di effettuare l'acquisto (come avviene per Glastonbury).


Di Marco Molendini

 

 

Last modified onSabato, 12 Novembre 2016 11:29