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Segreteria Assomusica

Effetto Bataclan, saltano molti concerti

Psicosi rock (e non solo). E stavolta non è fantasia, è paura vera e propria dopo quanto è successo al Ba- taclan di Parigi. Rolling stone, la rivista più rinomata del settore, parla di molti artisti che hanno chiamato i propri manager e agenti in preda al panico. Qualcuno ha cancellato i tour in EuRopa, come Prince, Marilyn Manson, i Motorhead, i Lamb of god (il leader ha dichiarato esplicitamente: «The show is over, non vado in giro a rischiare la pelle mia e degli altri»). Bob Dylan ha chiesto e ha avuto guardie armate nei camerini. Ma a prepararsi sono anche le compagnie di assicurazione, pronte a reclamare dai promoters più sicurezza. E gli effetti già si vedono con l'apparizione dei metal detector in molte venue (c'erano perfino alla Scala l'altra sera). Insomma, andare a un concerto in prospettiva po- trebbe assomigliare molto alle procedure che si seguono per viaggiare in aereo, con la neces- sità di presentarsi molto prima per seguire tutti i protocolli di controllo (come è successo nel tour di Tiziano Ferro). Intanto i promoter, fra i quali multinazionali come Live Nation e AEG Live, stanno studiando come aumentare i protocolli di sicurezza del pubblico. E non è escluso che, al momento dell'acquisto dei biglietto di un concerto verranno applicate procedure di identificazione molto accurate. Allen Kovac, manager di band hard rock come Mötley Crüe, Five Finger Death Punch si chiede: «Il rischio è che il futuro della musica sia dominato da un tema: troppi rischi, pochi soldi». Nel senso che l'organizzazione dei concerti potrebbe subire un notevole aggravio di costi (un metal detector affittto, in Italia, costa circa 50 mila euro). Ma c'è già chi teme che simili misure possano avere anche contraccolpi psicologici, creando diffidenza perché indicano una pericolosità nell'andare in quei luoghi così protetti. Secondo Peter Katsis, manager degli Smashing Pumpkins per molti artisti ci sarà la necessità di ripensare ai tour in Italia, Spagna, Francia. Soprattutto in vista dei megafestival estivi. 

FONTE: IL MESSAGGERO.IT

Agis, i 70 anni dell’Associazione

L’Agis, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, compie 70 anni e celebra oggi la ricorrenza con un incontro sulle prospettive future dello spettacolo italiano al quale partecipano anche, tra i tanti, il ministro Dario Franceschini, il presidente dell’Agis Carlo Fontana, Walter Veltroni, Gianni Letta, Sergio Escobar (dalle ore 10, via di Villa Patrizi 10).

Fonte: Il Corriere della Sera

Presto Facebook venderà anche i biglietti dei concerti

Facebook inizierà presto a vendere i biglietti dei concerti. Secondo quanto riporta Buzzfeed, da oggi si è attivato un pulsante chiamato “Buy Tickets” che permetterebbe di comprare direttamente il biglietto dalla pagina dell’evento in cui è ospitato. Facebook non si occuperebbe direttamente di gestire la transazione ma si appoggerebbe ad un servizio esterno. Le informazioni al momento sono poche, si tratta di un test partito in questi giorni che coinvolge un ristretto numero di locali e di promoter concentrati nell’area di San Francisco.

La cosa era in programma da tempo, in un’intervista pubblicata a settembre Aditya Koolwal, product manager della piattaforma, aveva dichiarato: "Ridurre la difficoltà nel comprare un biglietto è una delle cose più interessanti che vorremo fare in futuro, stiamo solo aspettando il momento giusto per farlo”

Da parecchi mesi i portavoce di Facebook hanno annunciato che uno dei loro prossimi obiettivi sarà dare agli utenti la possibilità di comprare diversi tipologie di prodotti e quello dei biglietti degli eventi è solo uno dei primi passi verso tale direzione. Ovviamente non si sa ancora quando il servizio sarà disponibile in Italia. 

Fonte: Rockit.it

http://www.rockit.it/news/facebook-concerti-biglietti-vendita

E-commerce con regole comuni

Il commissario Jourová: armonizzazione per servizi digitali e beni «tangibili»

bruxelles

Tra le priorità della Commissione Juncker vi è il rafforzamento, o meglio il completamente del mercato unico, minacciato anche dalle sospensioni qua e là del principio di libera circolazione per via dell'emergenza rifugiati. L'esecutivo comunitario presenterà la settimana prossima nuovi testi legislativi con l'obiettivo di armonizzare le regole nel commercio su Internet e di incentivare gli acquisti online. L'Italia è uno dei Paesi europei più arretrati in questo campo. 

«Il mercato del commercio online è molto frammentato, con il risultato di imporre costi elevati alle imprese – spiega la commissaria alla Giustizia Vera Jourová, in prima linea anche nelle trattative con gli Stati Uniti in vista di un nuovo trattato sulla gestione dei dati informatici -. Il nostro obiettivo è di armonizzare le regole con cui risolvere diatribe sulla qualità del prodotto o sul modo in cui terminare il contratto. Le misure che intendiamo proporre hanno lo scopo di creare un vero mercato unico digitale».

Due sono le proposte che verranno presentate mercoledì 9 dicembre. La prima riguarda i contenuti digitali (musica e film). La seconda è tutta rivolta ai prodotti tangibili. Tra le altre cose, Bruxelles proporrà di armonizzare la durata della garanzia: due anni dal momento dell'acquisto. Oggi, in molti Paesi europei, l'acquirente deve dimostrare che vi fosse un difetto di fabbricazione all'origine. 

Dal 2018, quando le nuove norme sperabilmente entreranno in vigore, questo obbligo non esisterà più.

Nel campo dei contenuti digitali, la proposta comunitaria prevede che in caso di difetto il venditore dovrà procurare all'acquirente un nuovo prodotto digitale simile o rimborsare l'acquisto. Invece, oggi in molti Paesi, in caso di problema, la società venditrice tenderà a offrire all'acquirente un buono in denaro da utilizzare per altri acquisti. «Il nostro obiettivo è di incentivare le persone ad acquistare e a vendere online in tutta Europa, grazie a regole comuni», precisa ancora la signora Jourová.

Le statistiche in questo campo sono particolarmente interessanti. Attualmente, solo il 37% vende online nel proprio Paese e appena il 12% dei negozianti vende online fuori dal proprio Paese. Per il 39% dei negozianti che vendono su Internet, le differenze amministrative o legali nazionali sono di ostacolo alla vendita all'estero. Adattarsi ai contratti locali costa alle società circa 9mila euro una tantum per ogni Paese membro in cui vogliono mettere radici.

In Italia, appena il 10% dei negozianti vende online all'estero e il 27% vende online in patria. Addirittura, solo il 9% dei consumatori italiani acquista su Internet. «È un problema di fiducia – nota la commissaria, le cui proposte andranno approvate dal Parlamento e dal Consiglio -. Vogliamo rassicurare con regole chiare e armonizzate per tutti». Nel campo dei contenuti digitali, solo due Paesi europei – la Gran Bretagna e l'Irlanda - hanno regole specifiche. Tutti gli altri utilizzano le norme del Codice civile.

Nuove regole commerciali in campo digitale giungono mentre il tema della privacy su Internet è diventato ormai centrale. La stessa signora Jourová sta negoziando con gli Stati Uniti un nuovo accordo Safe Harbor, dedicato all'uso dei dati informatici parcheggiati oltre Atlantico nei computer delle società americane (da Google a Facebook). Una recente sentenza della Corte europea di Giustizia ha considerato invalido l'attuale Safe Harbor perché non offre tutela sufficiente alla privacy dei cittadini europei.

«Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra difesa della privacy e bisogno di sicurezza – dice l'esponente politico ceco –. Vogliamo chiarezza sulle regole, i limiti e le eccezioni che regoleranno l'accesso ai dati da parte delle autorità americane». La commissaria sa che le regole da applicare sul territorio degli Stati Uniti non possono che essere quelle americane, ma ricorda: «La sentenza della Corte precisa che il nostro obiettivo è di ottenere una protezione fondamentalmente equivalente».

fonte: Il Sole 24 Ore

In allegato l'articolo completo

New York, il secondary ticketing (per Bruce Springsteen) finisce sotto indagine

Il procuratore generale dello stato di New York Eric Schneiderman ha posto sotto indagine i siti di secondary ticketing StubHub (controllato da eBay), TicketNetwork e Vivid Seats in riferimento a biglietti per il prossimo tour di Bruce Springsteen messi in vendita - ovviamente a prezzo maggiorato - sulle stesse piattaforme: lo riferisce l'agenzia Reuters, secondo la quale - a dare l'avvio alle indagini - sarebbe stata la presenza di tagliandi (a costi anche superiori ai 5000 dollari americani) prima dell'avvio delle prevendite generali, previsto per il prossimo 11 dicembre. Lo staff di Schneiderman ha intimato alle società di rimuovere le offerte messe nel mirino dagli inquirenti, richiedendo urgentemente un incontro con i vertici delle aziende per aprire un tavolo contro la speculazione attuata sugli ingressi per gli spettacoli dal vivo. Un collaboratore del procuratore generale, Jordan Adler, al proposito ha dichiarato:

Quasi sicuramente le offerte speculative per i prossimi spettacoli americani del Boss sono un bluff messo in atto da iscritti alle piattaforme di secondary ticketing, che in anticipo sui tempi promettono un biglietto che solo in un secondo momento cercheranno di conquistare, ovviamente sul mercato primario. Dal canto loro, le tre società hanno offerto collaborazione, seppure in diversa misura: mentre TicketNetwork e Vivid Seats hanno accolto in pieno la richiesta delle autorità, oscurando le richieste sospette, StubHub si è limitata a rassicurare i clienti, affermando che "quand'anche casi del genere dovessero verificarsi, o verranno trovati biglietti delle stesso tipo o migliori in sostituzione, o verrà fornito il rimborso".

fonte: Rockol.it

http://www.rockol.it/news-650252/secondary-ticketing-indagini-stato-new-york-tour-bruce-springsteen

 

Adele, inizia oggi la corsa ai biglietti per le date a Verona. D'Alessandro: 'Tolleranza zero verso il secondary market' - I PREZZI

L'evento musicale live dell'anno - si parla di ben oltre 100mila richieste a fronte di circa 24mila posti complessivi, distribuiti su due serate - non farà solo gola ai tanti fan delladiva pop britannica, catalizzando l'attenzione di media e osservatori, ma anche agli speculatori professionisti, che nella breve residency di Adele all'Arena di Verona potrebbero intravedere un'ottima occasione per fare affari d'oro: perché quanto successo con l'unica data italiana - sempre nella prestigiosa struttura scaligera - del tour d'addio dei Black Sabbath, con una discreta quota di tagliandi finiti sul mercato secondario a prezzo maggiorato prima ancora dell'apertura delle prevendite generali, potrebbe ripetersi. All'alba dell'apertura delle pre-prevendite - solo per gli iscritti al sito ufficiale Adele.com, che avrà luogo alle 10 del mattino di oggi, mercoledì 2 dicembre - Rockol ha parlato con gli organizzatori dei due eventi, cercando di capire cosa sia stato fatto affinché l'inevitabile corsa al tagliando - che per i non iscritti prenderà il via venerdì 4 dicembre, sempre alle 10, sulla piattaformaTicketone - possa svolgersi all'insegna del fair play.

"Il secondary market, noi, l'abbiamo sempre contrastato", ci racconta Mimmo D'Alessandro, che con il socio Adolfo Galli ha organizzato le due serate all'Arena della voce di "Hello": "Da noi non hanno mai avuto un biglietto, e mai l'avranno. E per evitare speculazioni, sia noi - come promoter - che il management di Adele abbiamo preso tutte le contromisure del caso, come limitare a quattro la quantità di biglietti acquistabile per transazione. La preoccupazione che qualcosa possa finire sul mercato secondario c'è, ma l'impegno per arginare il fenomeno, da parte nostra e del suo entourage, è estremo. Per le due date di Verona, anche per le prevendite anticipate, non è previsto l'intervento di attori terzi [per la data dei Black Sabbath, sempre a Verona, l'opportunità dell'acquisto anticipato rispetto alle prevendite generali venne accordato ai titolari di American Express]: a gestire le operazioni ci solo il sito ufficiale di Adele e noi. E combattere i tentativi di speculazione è nostro interesse comune".

"Si tratta di bagarinaggio, inutile girarci intorno", prosegue D'Alessandro: "Noi, da canto nostro, non arretriamo di un millimetro. Per le due date all'Arena di Verona riceviamo chiamate da amici e personalità, che ci pregano di tenere da parte dei biglietti, ma noi non faremo nessuna distinzione, non accordando favoritismi a nessuno. Gli appassionati che si sentono - giustamente - frodati da questo fenomeno devono capire che il secondary market danneggia innanzitutto noi: combatterlo insieme è un interesse comune a quanti abbiano a cuore la musica".

Per il momento, quindi, non rimane che attendere e osservare: con i primi biglietti (dai 115 euro della platea gold ai 69 della gradinata non numerata, passando per i 103,50 della platea non numerata e i 92 della tribuna numerata: tutti i prezzi sono comprensivi di diritti di prevendita, ma non di eventuali commissioni addizionali) disponibili a brevissimo solo per i fan irriducibili - e indentificabili, perché iscritti al sito ufficiale - gli scalper dovrebbero essere messi fuori gioco almeno per i prossimi due giorni. A meno che tra gli iscritti al sito non si nasconda qualcuno che, più che ai concerti di Adele, sia interessato a fare affari...

fonte: Rockol.it

http://www.rockol.it/news-649900/adele-verona-biglietti-prezzi-prevendite-disponibilita-secondary-marke

I promoter francesi chiedono allo stato 50 milioni di euro per il post-Bataclan

La Prodiss, il sindacato nazionale che rappresenta tutti gli addetti ai lavori della musica dal vivo francese, ha chiesto allo stato un indennizzo di50 milioni di euro per aiutare il mercato a ripartire dopo l'attacco terroristico dello scorso 13 novembre al Teatro Bataclan di Parigi. 
L'associazione comprende più di 340 compagnie che lavorano nel mondo dei live e degli spettacoli teatrali e ha comunicato che, nelle ultime due settimane, la vendita degli biglietti ha un subito un calo del 80%. 

Il ministro della cultura Fleur Pellerin aveva già rilasciato un finanziamento di 4 milioni al fine di supportare promoter, locali e artisti ma, secondo la Prodiss, non sono minimamente sufficienti per combattere lo shock generale che ha colpito chi normalmente esce la sera. "Non esiste al momento un materasso che possa attutire questa crisi" - ha dichiarato un portavoce dell'associazione - "per questo è necessario rassicurare i professionisti aumentando il finanziamento e gestire meglio l'emergenza".

Dal canto suo la Prodiss promette che devolverà 1 euro per ogni biglietto venduto nel mese di dicembre - notoriamente il mese dell'anno in cui si guadagna di più - a favore delle famiglie delle vittime degli attentati. "Tutti gli operatori del settore devono ora lavorare al fine di supportare le attività musicali, culturali e di svago - conclude la Prodiss - "sono la prova reale che possiamo risollevarci e tornare alla nostra vita di tutti i giorni".

Fonte: Rockit.it

http://www.rockit.it/news/sindacato-musica-francia-richiesta-indennizzo

Il musical «Saranno Famosi» trova sul mercato il 70% del budget di produzione. Ecco chi ha investito

Qualche settimana fa «Money, it’s a gas!» si è occupato del progetto di associazione in partecipazione legato al musical «Fame – Saranno Famosi», in programma al Teatro Nazionale di Milano dal 31 marzo al primo maggio 2016, per complessive 34 date. Ricordate? L’idea partiva dalla Wizard Production Srl di Enrico Porreca che, mediando un format di business molto diffuso a Broadway come nel West End londinese, aveva aperto a potenziali investitori il 75% del budget di produzione (520mila euro) dell’opera tratta dalla fortunata serie televisiva anni Ottanta. Com’è andata questa particolarissima campagna di «apertura al mercato»? A quanto pare molto bene: Porreca ha raccolto 12 adesioni di cui dieci con quote del 5% e due con quote del 10 per cento. Hanno investito con quote del 10% Gemma Ghizzo, vedova del celebre Franco con cui scrisse pagine importantissime della storia del Teatro Nuovo, e l’imprenditore che si occupa di logistica e distribuzione internazionale nel settore moda Fabrizio Dal Pont. Tutti con partecipazioni del 5%, invece, la International Music and Arts, società controllata al 100% da Sony Music che, tra l’altro, organizza gli spettacoli di Franco Battiato, la Antico Teatro Pagliano Srl che gestisce il Teatro Verdi di Firenze, la Eventi Srl di Verona, il Teatro Ariston di Sanremo, controllato dalla famiglia Vacchino, la Show Bees di Gian Mario Longoni, la December Sevens che ha in gestione il Teatro Celebrazioni di Bologna, la Albachiara di Miguel Dell’Acqua, attivo da 30 anni nel settore in Lombardia, e la genovese Duemila Grandi Eventi. Completano il quadro altri due investitori che preferiscono restare anonimi. «Tra gli investitori – spiega Enrico Porreca – altri tre soggetti avrebbero voluto salire con la propria quota al 10%, mentre un quarto intendeva addirittura spingersi al 15 per cento. Li ho convinti a restare a quota 5% perché a breve lanceremo nuove iniziative di associazione in partecipazione, sempre legate al musical. Diversificare gli investimenti può rivelarsi una strategia efficace». Wizard punta infatti a portare in Italia, con la stessa formula, «The Bodyguard», spettacolo tratto dal celebre film con Whitney Houston e Kevin Costner, il cui budget dovrebbe stavolta aggirarsi sugli 1,5 milioni. Si lavora per un debutto all’inizio della stagione 2016/2017 sulla piazza di Milano o Roma. Tornando a «Fame», sono intanto partite le prevendite con alcune centinaia di biglietti già andate via. Considerando il budget, il breakeven sarà raggiunto a quota 20mila ticket da 38 euro staccati, ossia al 46% della capacità reale di affollamento del Teatro Nazionale nelle 34 date di show. Lo spettacolo avrà per regista Federico Bellone, direttore della Scuola del Musical di Milano e proprio negli artisti che ne hanno frequentato troverà gran parte del cast. Ma al di là di questo progetto pionieristico, decollerà la formula dell’associazione in partecipazione qui in Italia? «Per ora – è la risposta di Porreca – registriamo grande curiosità ed entusiasmo. Certo, se arrivasse il tax credit anche per chi investe sulle rappresentazioni teatrali rappresenterebbe una bella spinta per il settore». Governo avvisato.

Fonte Il Sole 24 Ore: http://francescoprisco.blog.ilsole24ore.com/2015/11/27/il-musical-saranno-famosi-trova-sul-mercato-il-70-del-budget-di-produzione-ecco-chi-ha-investito/

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